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Acciaio inossidabile bloccato nei porti: quando i dazi protettivi si trasformano in un boomerang

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Tempo di lettura: 2 minuti

Sono ormai più di diecimila le tonnellate di acciaio inossidabile provenienti da Taiwan bloccate nei soli porti di Marghera, della Spezia e di Ravenna, e che attenderanno il primo ottobre, cioè un mese intero, per essere sdoganate senza dover pagare il dazio del 25 per cento per un prodotto che comincia a scarseggiare e che dallo scorso anno ha visto più che raddoppiare il suo prezzo.

Un dazio salasso al quale nessun destinatario ha intenzione di sottostare, pena l’aumento del prezzo finale a livelli insostenibili. Nel frattempo sono in arrivo altri carichi, sempre da Taiwan con destinazione non solo in Italia ma anche negli altri porti europei che seguiranno la stessa sorte: il blocco in attesa che si riaprono le quote ammissibili all’importazione senza dover sottostare alla pesante gabella imposta dalla Commissione Europea e introdotta nel 2018 per difendere la produzione europea dell’acciaio, sempre meno comunque tale da soddisfare le richieste dell’industria.

La finalità di tutelare il mercato siderurgico comunitario proprio dalle importazioni asiatiche aveva, allora un senso, ma ora rischia di tramutarsi in un pesantissimo handicap per gli effetti della distorsione di un mercato che sta mostrando tutti i suoi aspetti controproducenti. Basti pensare che il Gruppo Marcegaglia ha assoluto bisogno delle tonnellate di acciaio bloccate a Ravenna, e così anche le diverse industrie italiane, dal nord al sud che attendono le migliaia di tonnellate ferme nel porto della Spezia, mentre, come detto, altre stanno arrivando con le navi che arrivano dall’Asia. E’ peraltro ormai introvabile l’acciaio così detto bianco che è utilizzato per gli elettrodomestici.

In questo quadro di difesa controproducente della produzione europea che non riesce a fare fronte alla domanda è ovvio prevedere una ripresa frenata in tutta la filiera che va dalla trasformazione industriale alla distribuzione commerciale, già appesantita da un prezzo che, se facciamo riferimento alla tipologia 304, perché fa da benchmark per l’intero comparto, solo un anno fa era di 2.000 euro la tonnellata e che ora ha superato i 4.000 euro con tendenza ad un ulteriore rialzo, che è una valutazione al ribasso, visto l’andamento degli ultimi sei mesi del 2021, nei quali c’è chi assicura di un aumento che è arrivato a più del doppio, ammesso di trovare questo acciaio inossidabile che come si è visto scarseggia.

Le quote di import ammissibile si riapriranno dunque tra un mese, il primo di ottobre, con le finestre che rimarranno aperte per tre mesi, cioè fino al 31 dicembre, e comunque condizionate da un totale di import che non potrà essere superato.

A volte la flessibilità come eccezione alla rigidità, specie in momenti straordinari come quello che stiamo vivendo, potrebbe essere una buona consigliera per non trasformare il danno in una beffa.

E

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