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Anche i venti pescherecci spezzini sono rimasti in banchina per protestare contro il caro gasolio

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Tempo di lettura: 2 minuti

LA SPEZIA – La protesta partita dall’assemblea di Civitanova Marche in Adriatico (come scritto ieri) e annunciata per tutt’Italia ha trovato l’adesione dei venti pescherecci della Spezia che sono rimasti dalla mezzanotte attraccati alla banchina Revel.

Le questioni aperte sono tante e l’insostenibile costo del gasolio è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso della sopportazione. Perché il prezzo diventato insostenibile nel giro degli ultimi mesi rischia di mettere in ginocchio le flotte.

“Il caro gasolio è un’emergenza nazionale che colpisce anche le nostre marinerie”, spiega il deputato Lorenzo Viviani  che prosegue: “Come Lega stiamo lavorando al Sostegni-ter e al Decreto Energia per impedire una catastrofe che danneggerebbe gli anelli più deboli della filiera ovvero i pescatori assieme ai consumatori che non troverebbero più pesce italiano sulle loro tavole ma quello straniero, di scarsa qualità e dubbia freschezza”.

Un contesto questo che aggrava anche il grave problema del ricambio generazionale che alla Spezia deve fare i conti con un centinaio di posti di lavoro diretti  in sostituzione di chi andrà in pensione perché la maggior parte di chi pesca ha iniziato attorno ai quindici anni.

E’ incalcolabile invece il vuoto che si creerà nell’indotto, dai mercati ai trasporti fino al settore ristorazione.

“Se la filiera chiude sulle nostre tavole non ci sarà più pesce fresco – commenta Anna Vivaldi, vicepresidente di Confcooperative Liguria – con ricadute sulla vita quotidiana e anche sul turismo. Il consumatore deve sapere che non avrà pesce fresco di giornata e al turista si deve dire il pesce non c’è”.

“Ci fanno fare un mese di fermo pesca, siamo obbligati a cinquanta giorni feriali all’anno – allarga il quadro delle doglianze Michele Pisani – e ora paghiamo il carburante il doppio rispetto all’anno scorso così il margine – spiega Michele Pisani – si riduce a mille euro a settimana a barca, e poi  devi pagare la manutenzione, i contributi, le tasse. Il paradosso è che i pescatori sono ancora considerati a reddito alto ma non è più così. E la pesca muore”.

Come stabilito all’assemblea di Civitanova tra due giorni la associazioni saranno a Roma per un incontro con il ministero dove sul tavolo si dovrà mettere anche il fatto che i pescatori italiani devono competere per esempio con quelli del Nord Africa in cui manodopera e tasse sono molto meno costose. Oppure con navi-fattoria come quelle dell’Atlantico e del Pacifico che pure loro hanno costi molto più bassi.

Da ricordare che la flotta dei pescherecci spezzini insieme e quella di Santa Margherita Ligure sono le più grandi  della Liguria per la pesca a strascico che, come detto, non andrà per mare per una settimana.

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