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Bruno Pisano: “Analizziamo le molte difficoltà ma anche le tante opportunità che l’attuale scenario di crisi presenta”

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LERICI – A riflettori spenti sul convegno nazionale di Villa Marigola di alto profilo e portatore di un messaggio forte che va ben oltre il futuro del ruolo dei doganalisti per investire l’intero mondo della portualità e della logistica. Significativo il fatto che il saluto è stato portato ai convegnisti dal Direttore Generale di Agenzia Dogane e Monopoli (ADM) Marcello Minenna in collegamento da Roma.

Come si può capire dai titoli stessi delle due sessioni: “Operatori del commercio internazionale tra regole e nuove sfide in scenari di crisi” e “I professionisti in ambito doganale, al servizio delle imprese nel mondo che cambia”.  Due concetti che sono stati alla base della relazione introduttiva di Bruno Pisano, presidente nazionale dei Centri di assistenza doganale, quando ha ricordato che “i relatori di questa mattina ci hanno illustrato come è cambiato il mondo tra regole e nuove sfide in scenari di crisi, ossia gli ambiti all’interno dei quali ci dobbiamo confrontare” e che “i relatori di questo pomeriggio illustreranno gli aspetti fondamentali su cui dovremo costruire la figura del doganalista del futuro”.  “Che sono: Formazione e divulgazione, Delega da parte della pubblica amministrazione, Ampliamento delle competenze e dei servizi a livello europeo, Digitalizzazione”. Riteniamo opportuno proprio per i motivi che abbiamo esposto proporre ai nostri lettori di proporre il testo della relazione, per step, di Bruno Pisano non solo per la più ampia divulgazione possibile ma anche ai fini di un contributo alla crescita della cultura in materia di portualità e logistica (e non solo).

di Bruno Pisano

” … Abbiamo atteso tanto questo momento e lo abbiamo voluto festeggiare organizzando un convegno con relatori di altissimo livello che ci aiuteranno a tratteggiare la professione del doganalista e dei CAD nel terzo millennio, analizzando le molte difficoltà ma anche le tante opportunità che l’attuale scenario di crisi presenta.

Un imprenditore visionario di successo, Elon Musk, ha detto “se ti alzi la mattina e pensi che il futuro sarà migliore, sarà una giornata luminosa. Altrimenti non lo sarà”.

Anche noi vogliamo credere che le giornate e gli anni tornino ad essere luminosi, tuttavia l’intelligenza ci consiglia di partire comunque dalla realtà nell’approfondire insieme quello che negli ultimi tempi hanno caratterizzato le nostre attività professionali ma soprattutto per guardare avanti, come sappiamo fare, con speranza passione e ottimismo.

Negli anni scorsi, quando ci siamo trovati ad affrontare l’emergenza da COVID 19, un evento senza precedenti nel mondo moderno che sino ad allora solo le menti fantasiose di sceneggiatori cinematografici del genere fantasy o, di contro, catastrofico erano riuscite in qualche maniera ad immaginare, ognuno di noi aveva già avuto modo di capire che, passati gli effetti della pandemia, il mondo non sarebbe stato più quello di prima.

Nel momento in cui ci sembrava di poter uscire dal tunnel del Covid ci siamo trovati a fronteggiare la realtà sino a poco tempo fa impensabile di una guerra nel cuore stesso dell’Europa, con conseguenze pesanti e dirette sulle abitudini delle persone, sui loro bisogni, sui loro consumi e di conseguenza sul commercio internazionale e a cascata sui servizi connessi, primo tra tutti la logistica.

La logistica della quale siamo, con la nostra professione e con le nostre aziende, protagonisti.

E ci ha portato inevitabilmente a rivedere profondamente la nostra quotidianità, i modelli di business e le nostre organizzazioni interne.

Da tempo sosteniamo che il salto dal ventesimo al ventunesimo secolo ha obbligato gli Spedizionieri doganali e i Centri di Assistenza Doganale a rivedere le loro impostazioni organizzative, dovendo cogliere e analizzare le modificazioni già intervenute nel passato recente.

In alcuni casi gradualmente, in altri in maniera repentina.

Abbiamo criticato la mancanza di visione strategica che non ha preparato la categoria ad affrontare la svolta del 2016 con l’introduzione del Codice Doganale dell’Unione e la profonda mutazione delle condizioni di mercato che si sarebbe inevitabilmente e prevedibilmente verificato di lì a poco.

Eravamo arrivati al 2016 seguendo i soliti modelli aziendali e i soliti modelli operativi ereditati dal secolo precedente purtroppo con divisioni interne che altro non erano che il frutto di personalismi che mascheravano la mancanza di un piano di rilancio della nostra categoria e della nostra professione.

Abbiamo lottato per anni per mantenere i soliti privilegi che si erano consolidati fin dagli anni ‘60 (riserva di rappresentanza) invece di impegnarci a cogliere nuove opportunità che il nostro percorso professionale e le nostre esperienze ci avrebbero consigliato e consentito.

In questa miopia la storia dei Centri di Assistenza Doganale è emblematica, e ci testimonia come la categoria in passato abbia sempre dimostrato difficoltà a cogliere le nuove opportunità che il mutamento degli scenari negli anni ci ha offerto.

I CAD per anni sono stati vissuti da gran parte della categoria, dalla base ai vertici, come un corpo estraneo, addirittura un fastidio, che si paventasse minare, con possibili azioni concorrenziali, le “confort zone” invece di capire che essi rappresentavano una opportunità senza precedenti, riservata ai soli doganalisti, per rivedere e riscrivere la professione.

Oggi è certamente tardi ma, forse, non è tardissimo.

Certo è che oggi è molto più complesso prevedere e pianificare il futuro.

Nel 2016 pensavamo di dover fronteggiare le novità introdotte dal Codice Doganale dell’Unione, i problemi connessi alla concorrenza e all’ingresso nel mercato delle Attività doganali di Operatori della logistica per i quali l’attività doganale – lo sappiamo bene – rappresenta un servizio accessorio rispetto al core business.

Non sapevamo e non ci aspettavamo che, invece, di lì a poco avremmo dovuto affrontare problemi ben più ampie e complesse come

La Brexit

La Pandemia

L’Aumento costi di trasporto

Il Cambio della logistica dei trasporti

La Fine del modello just in time

Il Reshoring e l’accorciamento delle filiere produttive

E mentre ancora stavamo cercando di analizzare e capire questi giganteschi quanto inattesi fenomeni ci siamo trovati nel mezzo di una Guerra in Europa e le sue conseguenze sia sul piano energetico sia sul piano alimentare.

Mai nella storia dell’uomo, probabilmente, si sono verificati e in un così breve lasso di tempo, una congerie di sconvolgimenti che si sono abbattuti su equilibri consolidati e presumibilmente invariabili.

Sconvolgimenti non potevano, come è accaduto e accade, impattare pesantemente sulle aziende e sul loro customs planning.

E tali da rendere sempre più centrale il nostro ruolo.

Un nuovo ruolo che ci chiede, consiglia, anzi impone, di allargare le nostre competenze.

Non possiamo più pensarci solo i rappresentanti che gestiscono gli adempimenti presso gli Uffici doganali.

Dobbiamo diventare anche i consulenti che permettono alle aziende di pianificare il proprio modello doganale.

(1 – continua)

 

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