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“Calvino nemmeno si era reso conto di aver creato il moderno ambientalista: stare su un albero ad assistere al mondo che cambia non è poi così faticoso”

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Tempo di lettura: 2 minuti

Rivediamo e pubblichiamo questo intervento di Sandro Bertoni che propone una riflessione sul porto e la città traendo il simpatico spunto da Cosimo, il giovane protagonista del “Barone rampante” di Italo Calvino.

Siamo quasi al via di una campagna elettorale per la corsa al primo cittadino del comune capoluogo. Come ad ogni tornata ecco farsi avanti il sogno dell’angolo sempreverde, il paradiso in terra sul quale costruire no, costruire no, perché sarebbe contaminante, creare un territorio dove il verde e l’azzurro si sposano tra cinguettii e salti di delfini.

Certo il lavoro ha la sua importanza ma se anche Cosimo, il barone rampante di Calvino, è riuscito a vivere sulle piante perché non possiamo farlo noi sotto?

In fondo è bastato resistere ad oltranza sul bio-digestore per ottenere il giusto periodo di riflessione governativa che oggi porta a una rivalutazione degli inceneritori.

Cosimo almeno sapeva cambiare albero, modificava il punto di osservazione.

Vi è poi il mare, quel porto che dovrebbe produrre il definitivo scollamento dalla città in termini “fisici, sociali ed economici” al quale si contrappone la bonifica di terra e mare – sembra una pizza – per creare occupazione e sviluppo!

Beh, Cosimo l’avrebbe visto con il binocolo non essendoci alberi per raggiungere quel lembo di terra sul mare non si sarebbe però meravigliato della errata previsione perché scollamento non vi è stato. In periodo di peste quel territorio ha dato risposte economico-sociali che vanno ben oltre lo stagionale.

Quel confine tra la terra e il mondo ha saputo investire in un futuro dove lo sviluppo e la città hanno trovato un solido punto di equilibrio, proprio solido come il ramo da dove Cosimo oggi guarda.

La vicina restituzione alla città di un’area di costa sarà l’ennesima occasione per differenziare ulteriormente le attività legate al mare.

Oggi la nostra città sa costruire navi, le sa caricare e scaricare e su di esse trasportare persone e divertimenti. Una città che potremmo definire a ciclo chiuso. Forse Calvino nemmeno si era reso conto di aver creato il moderno ambientalista: in fondo stare su un albero ad assistere al mondo che cambia non è poi così faticoso.

Sandro Bertoni

Lavoratore del Porto della Spezia

 

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