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“Come rimuovere le cause che hanno contribuito ad allontanare la comunità urbana dalla comunità portuale”

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Tempo di lettura: 3 minuti

Proseguiamo con la pubblicazione della relazione che accompagna il Piano delle Opera Triennali dei Porti della Spezia e di Marina di Carrara presentata e approvata dal Presidente dell’Autorità di Sistema del Mar Ligure Orientale.

di Mario Sommariva

Le moderne modalità “industriali” di svolgimento dei traffici marittimi e portuali, l’inaccessibilità delle aree portuali indotte dalle norme di security e di safety, gli apparenti conflitti di interessi fra le diverse categorie economiche e sociali (nessuno dei quali può peraltro assurgere a interesse generale), le esternalità ambientali negative, hanno contribuito ad allontanare la comunità urbana dalla comunità portuale.

Se le comunità urbane ed i territori inizieranno a percepire se stessi, come parte della comunità portuale, come partecipi di un processo di sviluppo fondato su valori e su progetti condivisi, allora le separazioni e le ostilità, che segnano, talvolta, la relazione fra i porti e i territori, potranno avviarsi verso una piena e indispensabile ricomposizione.

Ma ancora lo storico francese ci dice che il mare “agisce” e l’azione (la reazione) è oggi la “resilienza”, la capacità di cambiare e reagire di fronte ad eventi drammatici che colpiscono i popoli e le nazioni. E’ l’attualità del nostro mondo colpito da un’inedita pandemia.

Mare e porti sono dunque luoghi privilegiati per porre in essere politiche “resilienti”, azioni capaci di costituire un rilancio e una reazione in grado di ri-costruire il futuro.

La “resilienza” è diventata quindi la parola chiave per affrontare lo scenario di un mondo nel quale è in itinere un post-pandemia ancora incerto, fra successi dei vaccini e recrudescenza delle varianti.

La scelta di Febvre come riferimento concettuale e culturale per la stesura di queste note iniziali del P.O.T. 2022-2024 non è casuale. Tale scelta è motivata non solo dal valore che lo storico assegna al “mare” nello sviluppo dei processi storici, ma anche perché egli “sogna” la nascita di istituzioni europee, sovranazionali, in grado di dare soluzioni e risposte ai problemi dei popoli d’Europa. Questo “sogno” sorgeva proprio davanti al cumulo di morte e di macerie che la II° guerra mondiale aveva consegnato alle popolazioni d’Europa.

L’idea che Febvre aveva sognato nel 1945 e che si sarebbe poi realizzata negli anni seguenti, dopo una storia segnata da momenti epici e gloriosi come da fasi critiche e difficili, vive oggi un momento di grande forza e vitalità di fronte alla catastrofe sanitaria del Covid 19.

Le istituzioni europee, per fronteggiare gli effetti della pandemia, hanno assunto iniziative senza precedenti, per quantità e qualità delle risorse mobilitate.

Il programma “Next Generation EU”, in base al quale i diversi paesi hanno presentato i loro piani di ripresa e resilienza, rappresenta non solo il più grande piano di investimenti pubblici dal “Piano Marshall” ad oggi ma disegna una profonda prospettiva di cambiamento a livello economico, sociale e culturale per l’intero continente europeo.

La scelta dell’UE è stata dunque quella di coniugare un massiccio programma di investimenti con un altrettanto vasto piano di riforme e modernizzazione che coinvolge i diversi Stati membri.

Il nostro sistema portuale si è collocato all’interno del PNRR (Fondo Complementare) con alcune opere che segneranno sia la trasformazione infrastrutturale portuale ed urbana sia la transizione energetica.

Si tratta del nuovo molo passeggeri per il porto della Spezia, destinato ad ampliare la capacità portuale per il traffico croceristico nel contesto del riuso urbano della Calata Paita; del nuovo Waterfront del porto di Marina di Carrara in grado di ridisegnare radicalmente il rapporto fra porto e città nelle aree di immediata connessione nonché l’elettrificazione delle banchine per ridurre l’impatto delle emissioni delle navi durante l’ormeggio in porto.

Le opere dovranno essere realizzate entro la “deadline” del 31 dicembre 2026. Questa data limite, per la rendicontazione delle opere, segna di per sé un elemento di riforma e richiede un balzo di efficienza amministrativa e tecnica.

E’ finito il tempo degli annunci indeterminati e sorge il tempo degli impegni e delle scadenze precise.

Questo salto culturale impegna sia i soggetti pubblici che quelli privati.

Come risulterà chiaramente nel corso della lettura del Piano, esiste un intreccio molto forte, si direbbe un vincolo stringente, fra il percorso degli investimenti pubblici e quello degli investimenti privati che fanno capo ai concessionari, titolari di atti formali di lungo periodo, basati appunto su ingenti volumi di investimento.

La “politica della resilienza” chiama dunque tutti ad una forte responsabilità.

Questi concetti e reciproche responsabilità sono ben definiti nell’accordo procedimentale stipulato con LSCT, il principale terminalista del sistema portuale del Mar Ligure Orientale.

Ciò che preme far comprendere e che per primi noi stessi dobbiamo comprendere, è che ci troviamo, forse per la prima volta, in un contesto più grande di noi, dove le nostre scelte, i nostri tempi, le nostre procedure diventano parte, una piccola parte certamente, di un progetto più grande. Il progetto della ripresa e rinascita di una nazione ed un continente pesantemente feriti dalla pandemia. Uno spirito non dissimile dalla ricostruzione post-bellica e da qui l’attualità di un pensiero, come quello dello storico francese, citato a più riprese.

La politica della resilienza è, come si è detto, essenzialmente, una politica di riforme che non si esaurisce nella realizzazione di opere infrastrutturali.

I pilastri della “resilienza” sono la transizione digitale, la transizione energetica e le politiche di inclusione sociale. Tutti questi aspetti sono fra loro intimamente legati.

(2 – continua)

 

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