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Con “Formiamo il Futuro, parliamo ai giovani” Giorgia Bucchioni lancerà domani la sfida con la domanda: “Ma siamo davvero tutti pronti a investire in formazione?”

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Tempo di lettura: 3 minuti

Quali sono le figure professionali più richieste dalle aziende? La scuola e gli enti formativi sono pronti per formare queste professionalità? I ragazzi sono correttamente informati delle opportunità a loro indirizzate per prepararsi al mondo del lavoro?

Intervista di Enzo Millepiedi

E’ a queste domande che Giorgia Bucchioni, Presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria e Presidente del Cisita, vuole dare e chiede che siano date risposte adeguate ai tempi ripartendo dal meeting di domani giovedì 28 ottobre – inizio alle 15 nell’Auditorium ADSP del Mar Ligure Orientale – su “FORMIAMO IL FUTURO? Parliamo ai giovani” pensato però come occasione per un approccio innovativo.

Anche con l’ultima “missione” tra i ragazzi di un Istituto tecnico superiore in Puglia, Mario Draghi ha continuato, per chi ha orecchi da intendere, a insistere sulla consapevolezza che bisogna puntare sulla formazione dei giovani. Tema al centro del convegno per il quale ho visto che hai speso molte energie in questi mesi.

“Sì, perché non possiamo girare intorno a questo problema fondamentale anzi vitale che si pone come imperativo categorico: non c’è futuro senza formazione”.

E su questo si ha la sensazione di trovare ormai tutti o quasi d’accordo o no?

“Ma né l’affermazione di principio e neppure la consapevolezza possono bastare a voltare decisamente la pagina dello sviluppo, quello vero, strutturale, non occasionale e contingente indotto dal rimbalzo post pandemico”.

E quindi?

“C’è la domanda successiva che ci dobbiamo porre tutti, enti, imprese, giovani, famiglie, perché investe di responsabilità e a tutti i livelli l’intera comunità. Domanda che è: “Siamo tutti pronti a investire in formazione?”

Quando si sente dire che non ci sono figure professionali per aziende che le cercano a volte anche disperatamente, viene da pensare che in fondo qui almeno nella formazione siamo stati dei pionieri. 

“Senza dubbio e c’è da esserne orgogliosi. Da cinque mesi sono presidente del Cisita, scuola di eccellenza che dal 1979 fa attività di formazione e che negli anni si è saputa modernizzare. Lo dico io che per la formazione sono stata da sempre in prima linea”.

Se ti riferisci a quando eri vice presidente nazionale dei Giovani di Confindustria andiamo indietro più o meno di dieci anni …

“Sì e non solo. Ho sempre collaborato con i progetti aziendali di formazione e stando dall’altra parte, con i ragazzi, hai la fortuna di trovarti in prima linea.  Non fu un caso che in Confindustria nel corso del mio mandato mi era stata affidata la delega all’ education”.

E’ passato un po’ di tempo.

“Appunto. E oggi il concetto di formazione è cambiato”.

In che senso?

“Oggi la formazione presuppone intanto di rispondere ad una duplice logica: sia sotto l’aspetto dell’opportunità sia sotto l’aspetto del dovere, con il mondo della scuola e della formazione che sta entrando sempre più, diciamo in sintonia e in simbiosi, con quello delle aziende, a cominciare come deve essere dal mondo dell’impresa dei territori”.

Che nel nostro comprensorio hanno nomi e indirizzi che si possono fare.

“Ne dico tre: Difesa, Nautica e Logistica”.

Con quale significato?

“Che misurandoci con il fabbisogno delle imprese siamo in grado, con un sistema di formazione collaudato come Cisita, Scuola Nazionale Trasporti e Logistica, Istituto Tecnico Superiore ma anche gli altri Istituti Tecnici e Professionali, statali, regionali e privati siamo in grado di offrire una tale varietà di offerte a seconda delle inclinazioni che assicurano ai ragazzi e ai giovani le capacità per entrare nel processo produttivo”.

E di entrarci preparati e quindi a testa alta?

“Perché raggiungi due obiettivi immediati: garantisci ai giovani un primo impiego in tempi rapidi e alle imprese di avere il personale formato del quale hanno bisogno per crescere e altamente specializzato”.

Ti propongo a questo punto di fare un passo indietro, di tornare al concetto di formazione che è cambiato, all’assioma che non c’è futuro senza formazione e alla domanda: siamo tutti pronti a investire in formazione?

“Sul rapporto domanda delle imprese e offerte della formazione è chiaro che siamo in linea per cui va colta l’occasione, credo unica e irripetibile se vogliamo costruire un futuro strutturato, della Next Generation Eu e del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che prevedono la destinazione di ingenti risorse sulla formazione considerata e diventata la chiave di volta, snodo centrale, nella visione e nella costruzione della nuova città”.

La tua suona come chiamata alla responsabilità collettiva.

“Di ciascuno e di tutti. Non può essere altrimenti.  Perché non dobbiamo limitarci a pensare per esempio alla formazione solo per le grandi aziende, bisogna che passi e a gamba tesa il concetto e con esso la consapevolezza che tutte le imprese devono investire in formazione. Penso soprattutto alle piccole e medie imprese, comprese le imprese familiari”.

 

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