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Con le centinaia di milioni destinate ai porti e alla logistica sarebbe imperdonabile finire in rotta di collisione

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Tempo di lettura: 3 minuti

LA SPEZIA – Ora basta con i tira e molla sugli investimenti che sono fondamentali per il Paese. Cresce la consapevolezza che non c’è più tempo da perdere e c’è chi insiste a questo punto nel chiedere di commissariare tutte le opere fondamentali per lo sviluppo dei porti e della logistica e per il Paese. Di certo c’è che una massa di milioni così non li vedremo mai più. Senza sottovalutare che dopo gli investimenti pubblici si aprirà la correlata partita dei finanziamenti per gli interventi su progetti di operatori privati che avranno le stesse difficoltà nel superare il gap dei costi, da aggiornare alle mutate condizioni di mercato, come si è visto per esempio con la diga di Genova e prima ancora con una porzione del waterfront alla Spezia.

di Salvatore Avena

Come è stato affermato più volte le due gambe della Next Generation Ue, quella della transizione energetica e quella della transizione digitale, trovano nella portualità e nella logistica la sponda naturale dove poter dare davvero un contributo significativo alla crescita, in chiave innovativa e ambientalmente sostenibile.

Non a caso il Governo si è mosso in questa direzione, infatti il ministero della transizione ecologica ha finanziato la sostenibilità ambientale dei porti, attraverso il progetto Green Ports, mettendo a disposizione 270 milioni di euro.

Non solo, il ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, in collaborazione col ministero per il Sud e la coesione territoriale, hanno previsto finanziamenti per progetti per complessivi 630 milioni di euro.

Altre importanti risorse sono destinate per l’elettrificazione delle banchine e per l’aumento della capacità portuale, altre ancora per interventi sulle reti ferroviarie o stradali nell’ambito del cosiddetto ultimo miglio. E si aprirà infine la partita dei finanziamenti per gli interventi su progetti di operatori privati.

In sostanza possiamo dire che in Italia sia tramite il PNRR sia attraverso il fondo complementare le risorse destinate alla portualità rappresentano davvero un volume senza precedenti. Questi investimenti come detto provocheranno un effetto a catena attivando nuova economia e nuova occupazione che certamente può dare un forte impulso alla crescita di un territorio.

Si è attivata tuttavia e purtroppo, si è attivata una nuova criticità che rallenta il processo di sviluppo: l’aumento incontrollato delle materie prime e dell’energia, elementi che rischiano di pregiudicare l’avvio dei cantieri e il rispetto delle scadenze previste dal PNRR.

E’ già accaduto per il caso, clamoroso, della diga di Genova o in quello della porzione di waterfront alla Spezia che hanno visto per ben due volte le gare disertate, ma certamente altri molti casi sono segnalati in tutto il Paese.  Quindi, in modo analogo, è facile immaginare che questa criticità potrà pregiudicare i prossimi cantieri se non interverranno nuovi elementi o soluzioni normative, Ma coinvolti saranno anche gli operatori privati chiamati a investire milioni di euro per aumentare le capacità operative dei propri spazi portuali o logistici.

In campo le soluzioni proposte sono quelle di ridurre il valore degli investimenti per fronteggiare i maggiori costi, ma questa proposta oltre a trovare poco consenso rischia di compromettere il valore e l’efficienza delle opere progettate, vanificando di fatto il senso e la necessità delle stesse opere previste. Rischiamo di trovarci di fronte a incompiute o, se realizzate, poco funzionali al principio di crescita economica del settore individuato o peggio non compatibili con gli obbiettivi della transizione energetica o digitale.

Siamo davvero di fronte a un problema complesso che, come tale, non può essere affrontato con soluzioni semplici.

E’ necessario un intervento deciso dell’Unione Europea essendo una questione che non riguarda solo il nostro Paese, ma a livello nazionale è importante creare le condizioni per uscire dalla complicata procedura degli appalti pubblici per questa emergenza che non avrà tempi brevi.

Sarebbe intanto opportuno individuare figure commissariali per le opere strategiche di un certo valore che devono essere realizzate. Ridurre anche i tempi della consegna dei lavori è una sburocratizzazione efficace per incidere sui costi e aiutare il sistema delle imprese.

Come detto sopra siamo in una situazione di emergenza e come tale deve essere affrontata.

Ritardare ancora, aspettando un improbabile miracolo, può mettere in difficoltà e compromettere la sopravvivenza di molte imprese piccole medie con il conseguente rischio per l’occupazione in un settore che è fondamentale per l’economia dell’intero Paese soprattutto in questo momento estremamente difficile.

Per garantire il futuro economico del nostro Paese e il futuro alle generazioni, ai nostri giovani, che pagheranno il debito, è necessario dare risposte immediate oggi!

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