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Così l’Associazione culturale Amici di Luni ha fatto rivivere i fasti dell’antica e importante città romana

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LUNI – Mentre ad Amalfi si riviveva la storica disfida tra le quattro Repubbliche Marinare (Venezia, Genova, Pisa e Amalfi) a Luni, nelle stesse ore, un’altra rievocazione riportava un folto pubblico al tempo dell’antica città romana.

Ha avuto successo infatti la Rievocazione Storica organizzata all’anfiteatro di Luni dall’Associazione culturale Amici di Luni con il patrocinio del Comune e della Direzione Musei della Liguria.

Hanno stupito le sfilate dei figuranti di Terra Taurina, Asd Furor, Legio III consolare Legio IV consolare e gli arcieri cretesi.

Sono state allestite anche le tabernae con prodotti artigianali e quelle dei produttori locali di vino, miele, birra e olio.

Si sono contati oltre mille turisti che nell’arco della giornata dedicata alla Rievocazione Storica di Luni che hanno visitato l’anfiteatro romano con le guide della Cooperativa Artemisia della Spezia che collabora con il Comune di Luni nella promozione del sito archeologico tra gli scavi e il museo.

Cogliamo l’occasione per ricordare alcuni passaggi storici fondamentali ricorrendo al testo pubblicato su Musei Italia.

L’anfiteatro della colonia romana di Luna fu realizzato nel II secolo d.C., forse in età antoniniana. L’edificio sorgeva nel quartiere orientale della città, lungo l’antico tracciato della Via Aurelia. Il monumento è orientato sulla base della ripartizione agraria di età augustea che si sovrappone, con orientamento diverso, a quella risalente alla fondazione repubblicana della colonia.

Di forma ellittica, presenta un asse maggiore di 88,5 m e un asse minore di 70,2 m. Si calcola che dovesse avere una capienza di circa 7000 spettatori. L’intera costruzione fu realizzata in conglomerato cementizio. Alcuni elementi, però, furono rivestiti in pietra. È il caso delle volte delle scale, che presentano un rivestimento in blocchetti di scisti del Monte Caprione disposti irregolarmente (opus incertum). Le porte principali, invece, furono rivestite in blocchetti regolari di calcare grigio e ciottoli di arenaria (tale tecnica è definita “petit appareil”).

Dell’edificio si conservano soltanto le sostruzioni (ovvero gli elementi di sostegno) delle gradinate, che si articolano in due anelli concentrici di camere voltate. Scale e passaggi ricavati all’interno dell’anello interno consentivano l’accesso alle gradinate inferiori (ima cavea). Alle gradinate superiori si accedeva, invece, mediante una serie di scale ricavati nell’anello esterno (summa cavea).

La costruzione era dotata di un complesso sistema di smaltimento delle acque piovane, cui era funzionale la canaletta di scolo che scorreva all’interno del corridoio coperto che delimitava l’arena, cui si accedeva mediante ingressi voltati. La summa cavea era, invece, provvista di canalette di scolo in terracotta inserite nelle stesse murature esterne. Una galleria coperta ricopriva, infine, l’ordine superiore delle gradinate, come è testimoniato dal rinvenimento di tegole, coppi e antefisse.

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