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Crisi approvvigionamenti, il paradosso di Fabio Zonta: “Abbiamo abbondanza di tutto ma mancherà tutto”

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Milano – Il 7% imprese a rischio chiusura per crisi approvvigionamenti. Azienda e stato devono evolversi  su procurement, logistica, supply chain e risk management. “temo per un’Italia che sa fare sempre meno sistema e dove le politiche industriali hanno orizzonti pari alla speranza di vita di un governo: in media un anno”

 

E ancora: il 79% delle imprese registra un impatto significativo sui costi di produzione dovuti ai rincari delle materie prime e dell’energia: per oltre 1 azienda su 2, il 52%, ciò ha comportato la riorganizzazione del lavoro e dell’attività produttiva. Questo secondo un report di Federmeccanica che tra le altre evidenzia come per 2 aziende su 10 invece il caro energia ha comportato una riduzione dell’attività di investimento e per il 7% si profila un futuro a rischio interruzione dell’attività industriale.

Non sarà la fine della guerra a decretare la fine della crisi degli approvvigionamenti – esordisce Fabio Zonta, riconosciuto esperto di approvvigionamenti e autore insieme a Lorenzo Zacchetti del libro “Procurement Rievolution” (Franco Angeli) – Oggi leggiamo tanto sul tema della crisi energetica in rapporto alla guerra scatenata da Putin tanto che la pubblica opinione tende a semplificare la questione limitandola a questo terribile accadimento; ma la realtà delle cose è diversa: avremo sempre più crisi negli approvvigionamenti e sempre più le aziende, e soprattutto le nostre PMI – che rappresentano il 90% della nostra economia – saranno sotto stress. Abituiamoci – enfatizza Zonta – allo stato attuale delle cose, con l’architettura locale e mondiale organizzata per grandi ‘cloud’ produttivi da oggi in poi mancherà sempre tutto. Senza troppi sforzi di memoria pensiamo soltanto a qualche mese prima di questa guerra cos’è successo a Suez: una porta-container si è incagliata nello Stretto e le ripercussioni vi sono state su tutto il sistema produttivo europeo”.

“Quindi questo è, a mio modo di vedere – continua l’esperto – il più grande paradosso economico di questo secolo: abbiamo abbondanza di tutto ma mancherà tutto, anzi manca già tutto dalla sabbia, al gas, alle risorse umane. Uscirne? Certamente è possibile, ma bisogna che i capi dei governi e delle aziende ammettano che l’organizzazione manageriale attuale va completamente rivista. Il procurement (responsabile degli approvvigionamenti) così come altre e funzioni come il risk manager, il supply chain manager o l’AI manager debbono essere topiche. Ma questo – si rammarica Zonta – per questi signori varrebbe come ammettere a sé stessi di essere sorpassati e quindi inutili. A ciò si aggiunga che, lato decisori, l’approccio sulle politiche industriali, che dovrebbe essere di medio e lungo termine, parliamo di lustri, invece ormai ha un orizzonte di visione pari alla speranza di vita media di un governo – riflette Fabio Zonta – che in Italia in media è di un anno o poco più.”

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