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Cybersicurezza, Mulè: urgono ‘mura solide’ per il sistema-Paese”. Respinti150mila attacchi al giorno solo alla Difesa

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Tempo di lettura: 3 minuti

Roma – “Quotidianamente soltanto al Ministero della Difesa giungono 150.000 attacchi da parte di hacker che cercano di penetrare i nostri sistemi”.

E ancora : “Di questi soltanto 20-40 necessitano un intervento dedicato dei nostri esperti, il che significa che il nostro sistema ha solide mura laddove il 99,9% di questi attacchi viene respinto direttamente dai firewall”.

Cosi il Sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè  intervenuto al convegno “Cyber-risk & PMI, come sfuggire alla morsa” organizzato da Economy insieme a Rodl & Partner e condotto dal direttore Sergio Luciano.

“Quante imprese in Italia possono dire lo stesso? Quante di queste imprese hanno un responsabile della cybersicurezza dedicato?”  si interroga il Sottosegretario alla Difesa Mulè. “Il tema della sicurezza informatica non è legato, come si potrebbe immaginare, alla situazione attuale laddove dal fronte russo-ucraino arrivano attacchi diretti alle nostre Istituzioni e alle nostre aziende – spiega Mulè –  bensì è un tema centrale per tutto il nostro sistema-Paese, dal quale dipende non solo la sicurezza, ma la continuità e la stabilità delle nostre imprese”.

PMI E CYBER-FORMAZIONE ‘OSSESSIONE’ DEL GOVERNO.

“Con l’Agenzia Nazionale sulla Cybersicurezza l’Italia si è dotata di uno strumento efficace e agevolmente implementabile, ora l’urgenza è quella  formare le professionalità con le necessarie competenze, oltre il perimetro di sicurezza nazionale– cioè quello che comprende infrastrutture e aziende strategiche per il Paese – ma abbracci tutte le imprese soprattutto” –  rimarca il Sottosegretario Mulè – le PMI (che rappresentano più del 90% delle aziende in Italia – ndr) che debbono necessariamente proteggere i loro sistemi”.   “E questa condizione oggi  è talmente critica – continua Mulè –  che da parte mia, dell’Istituzione che rappresento, del Governo e di tutte le forze politiche responsabili, assorbe impegno ed attenzione quasi alla stregua un’ossessione: quella cioè  di non farsi trovare impreparati ad essere veramente resilienti rispetto a questa realtà”.


GLI ESPERTI, ZONTA ” CYBERDIFENDERE SUPPLY CHAIN E LOGISTICA, MA NO LOW-COST O FAI-DA-TE”

“Il problema non è la tecnologia tout-court – spiega Fabio Zonta (nella foto sopra il titolo), Chief Procurement Officer di Engineering, la principale azienda tecnologica italiana – che è largamente disponibile sul mercato, bensì la scelta del partner in grado di fornire la giusta tecnologia per quella specifica realtà. Purtroppo nelle PMI italiane vi è ancora un ‘gap’ culturale per il quale il miglior acquisto è quello compiuto al miglior prezzo. Oppure la cattiva pratica di acquistare tecnologia senza poi avere risorse in grado applicarla. Per questo – continua Fabio Zonta – è ben condivisibile l’’ossessione’, così come l’ha definita il Sottosegretario Mulè, delle nostre Istituzioni per la formazione”

“Però – continua Zonta – agli sforzi dello Stato italiano e dell’Unione europea deve rapidamente abbinarsi una reattività da parte di PMI e imprenditori,  con uno sguardo allargato non solo alla propria impresa ma a tutto il suo ecosistema, in modo da generare un perimetro di sicurezza  che inglobi tutta la catena di fornitura e metta al riparo la logistica”.

MARCHI (RODL & PARTNER):” CYBERDEFENCE, NON FIDARSI E’ MEGLIO”

Fatto salvo il ruolo determinante dei firewall spesso ancora considerato nel mondo PMI come la panacea della sicurezza informatica “è urgente anche da parte delle PMI – spiega Andrea Marchi (nella foto in basso) esperto di cybersicurezza del gruppo di consulenza mondiale Rodl & Partner – un cambiamento di paradigma in materia di cybersecurity che si evolva dal concetto di ‘fiducia, supportata da continue verifiche’, tipico della difesa perimetrale, alla ‘verifica continua senza fidarsi’, noto anche come modello ‘zero-trust’”.

Ora dunque sia data la massima priorità alla formazione, alla supply chain e alle Piccole e Medie Imprese.

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