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DiSarcina a “La Spezia green”: la chiave è l’idrogeno che permetterà di produrre energia senza inquinare

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Tempo di lettura: 3 minuti

LA SPEZIA – “La Spezia Blue, tutto un altro mare” nel combinato disposto, e non può essere diversamente, con “La Spezia Green, ambiente e acqua” si sono confrontati e intrecciati nelle tre intense giornate – di confronto e di visione nello scatto evolutivo del rapporto tra città e porto – che si sono concluse venerdì 26 novembre nell’Auditorium della Biblioteca Beghi.

di Enzo Millepiedi

La cosciente quanto sempre e fortunatamente più diffusa  consapevolezza del cambio di atteggiamento, collettivo e personale, verso la meta di un mondo green ha contribuito a fare incontrare, e collimare, attese, interessi, visioni e azioni, nel rapporto tra città e porto.

Preso atto – nel senso del suo autentico significato che è accettazione – di questa nuova realtà, il richiamo al realismo di aver intrapreso una strada sicuramente buona ma anche lunga, complicata e costosa, deve essere sempre tenuto presente. Ad aiutarci a capirlo torna il significato della parola (che è anche concetto) utilizzata per questo percorso, transizione, intelligentemente declinata nei suoi tre aspetti fondanti e interdipendenti riassunti nell’acronimo Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Transizióne, dal latino transitio -onis, derivato dal verbo transire «passare»,  – ci dice la Treccani – è il passaggio da un modo di essere o di vita a un altro, da una condizione o situazione a una nuova e diversa. Più genericamente sta a significare (in un processo qualsiasi, si considera e denomina fase di transizione) una fase intermedia del processo, nella quale si altera la condizione, per lo più di approssimativo equilibrio, che si aveva nella fase iniziale, e che dà luogo poi a una nuova condizione di equilibrio.

Spesso e purtroppo nell’evocare la transizione non si tiene conto del suo significato intrinseco che, come detto, è in questo caso anche concetto e che è accompagnato da tre qualificazioni che devono stare necessariamente insieme e in equilibrio: economica, ecologica e sociale.

Ebbene, nella terza giornata del convegno La Spezia green alla Beghi, è stato Francesco Di Sarcina, segretario generale del Sistema di Autorità Portuale del Mar Ligure Orientale (che comprende il Porti della Spezia e di Marina di Carrara e i rispettivi ambiti marittimi) a spiegare, con chiarissima sintesi, che cosa si intenda per transizione, calandola nella realtà portuale spezzina.

“Si parla molto – ha detto – di cold ironing oggi, di elettrificazione dei porti. Così come è il momento dell’auto elettrica. Bisogna però sapere che queste sono transizioni, perché l’energia elettrica va prodotta e oggi si produce soprattutto da fonti fossili. Se le luci della nave vengono accese grazie all’energia prodotta da una centrale termoelettrica, capite che il problema si sposta di qualche chilometro ma non si risolve“.

Quanto all’impatto dello scalo commerciale sulla vita delle città Francesco Di Sarcina ha detto: “Il porto è una fonte di inquinamento, ma anche una fonte di reddito. Un porto commerciale è poi la porta di ingresso delle merci che tutti noi compriamo. In Italia tutti i porti sono nati attorno alle città, tranne Gioia Tauro, e con questo bisogna fare i conti”

E ha salutato la discesa in campo dei ragazzi di tutto il mondo con queste parole: “Quando si è scatenata l’energia dei giovani attorno al tema dell’ambiente, è successo qualcosa” e guardando i ragazzi della media Jean Piaget presenti in sala ha detto “Andate avanti così”.

Ricordato che il porto spezzino dovrebbe poter beneficiare di un contributo di 60 milioni di euro per l’abbattimento dell’impatto ambientale, disponibili grazie a un bando emesso dall’ex Ministero dell’Ambiente a valere sui fondi del PNRR, Francesco Di Sarcina ha aggiunto, sempre per rimanere nel realismo, che “però tutti devono conoscere, in questo caso i giovani ma soprattutto gli adulti, la complessità di certi processi, che hanno necessità di competenza per essere affrontati e realizzati. Per sostituire tutti i camion a diesel, per fare un esempio, con quelli a GNL (gas liquido), le aziende di autotrasporto devono sostenere costi importanti che possono essere affrontati solo nel tempo”.

La transizione infatti va concepita per fasi di avvicinamento “all’idrogeno che la chiave del futuro perché permetterà di produrre energia senza inquinare. Dobbiamo quindi combattere – il messaggio – per creare una transizione che sia economica e culturale, sapendo riconoscere i nostri obiettivi veri”.

All’ingegner Davide Vetrala è stato affidato il compito di illustrare “I progetti di sviluppo sostenibili del nostro porto” al quale dedicheremo un articolo autonomo perché è stato un intervento molto particolareggiato come ci si aspettava, d’altronde, dall’impostazione della tre giorni alla Beghi voluta dall’amministrazione Peracchini.

 

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