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Dodici studenti al seminario internazionale alla Spezia sul rapporto mare-città e sull’ arsenale sua “interfaccia complessa”

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LA SPEZIA – È iniziato lunedì il workshop internazionale “Borderscapes from defence to dialogue” promosso dal Comune della Spezia, dal dipartimento di Architettura dell’Università di Firenze – Prof Gabriele Paolinelli – e di Liegi Prof Rita Occhiuto e Marc Goossens, su iniziativa della Proloco del Golfo e della sua vicepresidentessa Architetto Ludovica Marinaro.

Dodici studenti e studentesse di architettura e architettura del paesaggio, selezionati con un bando pubblico, sono in questi giorni nel pieno di un’esperienza intensiva di conoscenza e sperimentazione progettuale a diretto contatto con il patrimonio paesaggistico e architettonico militare del  Golfo della Spezia.
Il tema di quest’anno riguarda il confronto con “la soglia”, il bordo tra Arsenale marittimo militare e la città e coinvolge direttamente i temi dell’acqua, dell’ecologia, della memoria e della cultura marittima ed i sistemi di spazi pubblici in cui si articola questa porzione di città. Il tema, concordato con il Comune per questa prima sperimentazione con il prezioso contributo dell’Ing. Gianluca Rinaldi, è ambizioso e mira a donare alla città e al Comune che patrocina l’evento, visioni, suggestioni e nuove possibili interpretazioni di uno spazio aperto attualmente sottovalutato che possa invece svolgere un nuovo ruolo di cerniera e di interfaccia tra cultura marittima militare e cultura urbana. Attraverso la sperimentazione di un approccio  paesaggistico che deriva direttamente i suoi principi dalla convenzione europea del paesaggio, i ragazzi stanno affrontando molteplici temi e questioni, declinando la memoria e le tracce del passato alle moderne sfide ed esigenze contemporanee.
Situata nel cuore del Golfo dei Poeti, la città di Spezia ha sempre avuto un intimo rapporto con l’acqua. La piana dove sorge il nucleo urbano più antico è stata caratterizzata da un idrologia peculiare e irriverente, i cui fenomeni unici (sprugole nel dialetto locale) e altri fenomeni carsici osservabili fino a metà ottocento, erano motivo di grande interesse di geologi, geografi, pittori e intellettuali di rango internazionale. I lavori poderosi per la costruzione dell’Arsenale Marittimo Militare dell’Alto Tirreno, che dai sogni di Napoleone Bonaparte si materializzò per iniziativa di Cavour a partire dal 1857, segnarono in pochi anni una trasformazione profonda di questa porzione di pianura costiera, che espresse un nuovo paesaggio.
Furono gli anni degli esperimenti di Marconi, poi delle aeropitture di Depero e dei versi di Marinetti, e anche dei brevetti della Vickers-Terni. Frutto quindi della piena sinergia tra molti saperi esperti di ingegneria idraulica, geologia, ingegneria civile e tecnica architettonica in capo al Genio Militare e del lavoro di una manodopera ingente, l’Arsenale segnò lo sviluppo moderno della città, ponendosi come evento capace di riscriverne l’urbanistica con un grado di innovazione eccezionale per l’epoca. L’influenza profonda che questa trasformazione e questa forte presenza militare ebbe per la città, tanto sul piano fisico e urbanistico quanto su quello culturale e dell’immaginario, dal secondo dopo guerra è stata progressivamente rimossa o
misconosciuta e con essa anche il pregio e l’importanza del patrimonio di architettura, infrastruttura, tecnologia e conoscenza che esprime. Rimossa la leva obbligatoria e venuta meno l’equazione arsenale-lavoro, l’antica alleanza con la città è mutata in ostilità, alimentata dall’incapacità di dialogo e dai muri reali che separano la città dal mare.
Il seminario pone l’attenzione sul rapporto tra acqua e terra, mare e città, del quale l’arsenale è interfaccia complessa, connotata da canali, un tempo torrenti, lasciati oggi a sé stessi.

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