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Dopo il Pireo la Cina gioca d’anticipo nello scacchiere del Sud Italia mettendo sul piatto cinque miliardi di euro per un mega terminal container nel Porto di Palermo

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Tempo di lettura: 3 minuti

Napoli-Palermo – Mentre dagli Stati Generali di Confetra a Napoli si tracciava a luglio la visione, grazie alle risorse del Pnrr, di un Meridione piattaforma nel Mediterraneo, ecco che la Cina, gioca d’anticipo, nello sviluppo della sua strategia  già ampiamente tratteggiata sul Mare Nostrum, con la presentazione di un piano da 5 miliardi per realizzare nel Porto di Palermo una mega piattaforma per la movimentazione dei container, come rilevato dal Quotidiano del Sud e rilanciato da Formiche.net.

di Enzo Millepiedi

Napoli-Palermo – Alessandro Panaro di SRM sintetizzò – agli Stati general8i di Confetra a Napoli a metà luglio – così la realtà della portualità meridionale, e sud europea più in generale, nella visione che possa trarre vantaggio dalla prossimità territoriale rispetto al Mediterraneo, E in ciò per guadagnare fette di mercato – il problema è sempre quello da decenni – rispetto ai porti del Northern Range.

Ma questo potrebbe avvenire – disse – a condizione che Zes e connessioni retroportuali decollino sul serio. Perché – aggiunse – le imprese manifatturiere del Mezzogiorno già utilizzano i porti per il 57% del valore del proprio import / export, contro il 33 della media nazionale. Inoltre il 47% di tutti i volumi nazionali movimentati nei porti transita nei e dai porti del Sud.

Questa naturale vocazione marittima dell’economia meridionale è sicuramente un valore strategico nazionale da sfruttare. Ed è su questi dati e sulla posizione geografica del Mezzogiorno che, dopo aver ottenuto il controllo del Porto del Pireo, Pechino deve aver fatto le considerazioni che l’hanno portata a mettere gli occhi sul Porto di Palermo, snodo cruciale per l’Italia e per gli scambi verso il Nord Africa.

 

Tanto è che – come ha rivelato il Quotidiano del Sud, diretto da Roberto Napoletano – due importanti società, la  Cosco Shipping Ports, compagnia statale cinese con partecipazioni in quindici scali europei, e la China Merchants Port Holdings, che è sotto il controllo del ministero dei Trasporti di Pechino, gruppi che si muovono spesso assieme sui porti europei, come raccontato su Formiche.net – hanno presentato alle autorità siciliane un piano di investimenti da 5 miliardi di euro per realizzare e gestire un porto di Palermo una mega piattaforma per il trasporto di container. La ricaduta occupazionale a regime è stimata nell’ordine di 500 nuovi posti di lavoro, al netto dell’indotto.

I cinesi stanno insomma giocando di anticipo in attesa che arrivino i 62 miliardi stanziati complessivamente – nelle 4 Missioni – per il Settore Infrastrutture Trasporti Mobilità Logistica, dei quali 34,7 destinati al Sud: il 56% del totale, senza dimenticare le risorse del del fondo integrativo nazionale e quelle del nuovo ciclo di Programmazione dei Fondi Strutturali UE, come aveva puntualizzato sempre agli Stati generali di Confetra Giuseppe Catalano, Capo della STM del MIMS.

 

Come ricorda sempre il Quotidiano del Sud, riportato in Formiche.net “lo scalo di Palermo fa parte dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale e ospita mercantili, navi da crociera e un cantiere navale di Fincantieri. Citato dallo stesso giornale, Alberto Vettoretti, managing partner della società di consulenza Dezah Shira & Associates China e dal 2011 al 2017 consulente del governo della città di Guangzhou, descrive così gli investimenti cinesi nel Sud Italia: “La Cina ha già investito molto in Italia in settori strategici, mentre le società cinesi, come Huawei, non sono guardate con diffidenza. Un aspetto chiave per il governo italiano è il fatto che il Sud Italia un’estrema necessità di investimenti infrastrutturali e vi fa molto affidamento”.

Al netto delle considerazioni su Huawei che sembrano messe quantomeno in dubbio dalle recenti decisioni del governo Draghi, è da sottolineare anche ciò che dice dopo, che suona come un calcolo un po’ predatorio sfruttando le difficoltà altrui: non potendo aumentare il deficit del Paese sotto le regole Ue vigenti, investimenti cinesi nelle infrastrutture per dare vita ad attività economiche sono quindi naturalmente apprezzati.

Come scriveva alcuni mesi fa sempre su Formiche.net il professor Maurizio Mensi, la Cina ha fatto della componente marittima della sua Belt and road initiative il tassello fondamentale di una strategia espansionistica che punta alle infrastrutture di trasporto, energia e comunicazione soprattutto dei Paesi in via di sviluppo e dell’Europa centro-orientale.

Al momento l’unica voce mirata che si è levata su questa questione è il sottosegretario Il quotidiano online è stato Giorgio Mulè, sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, che richiesto da Formiche.net  ha commentato: “E’ imprescindibile che quel porto sia gestito da aziende italiane”.

E ha aggiunto: “Essendo stato per anni in commissione Trasporti alla Camera, ho visto da vicino i disastri e le mancate prospettive derivate dalle mire cinesi sull’Italia. Per cui: “Dobbiamo preservare la strategicità del porto di Palermo”, definendo “imprescindibile” la gestione italiana dello scalo siciliano.

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