Firmato al Senato il memorandum tra le città di idroscali storici, saranno avviati progetti di riqualificazione con musei e scuole di volo: La Spezia presente

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Roma – Un memorandum tra alcune città italiane sedi di idroscali storici è stato firmato durante una conferenza che si è svolta a Palazzo Madama a Roma.

Convocata dal senatore Roberto Berardi, segretario della Commissione Difesa del Senato, e da Orazio Frigino, presidente dell’Associazione Aviazione Marittima Italiana, questa conferenza ha visto la partecipazione di sindaci o rappresentanti delle città di Sesto Calende (Varese), La Spezia, Pisa, Orbetello (Grosseto), Bracciano (Roma), Cagnano Varano (Foggia), Augusta (Siracusa) e San Teodoro (Olbia).

Come si noterà è presente anche La Spezia che in un primo momento non era apparsa tra le città italiane sedi di idroscali. Su Portlogisticpress avevamo rilevato questa “assenza” ricordando che in realtà il Golfo della Spezia è storicamente da ritenersi addirittura la culla degli idrovolanti con sede nella struttura dell’Umberto Maddalena. Evidentemente la segnalazione ha avuto il suo effetto. Tra l’altro sulla storia degli idrovolanti alla Spezia c’è una letteratura tra cui

“Sono solo alcune delle decine di città italiane che, a partire dagli anni ’20-30, ospitarono importanti idroscali per attività militari e civili, spesso dimenticati e andati in rovina”, ha dichiarato Orazio Frigino. “Ora, grazie a questo accordo nazionale, queste città potranno avviare una collaborazione per il recupero delle strutture di allora e per la riqualificazione come centri aggregativi di storia e cultura aeronautica, anche con la realizzazione di musei, l’organizzazione di eventi e la creazione di scuole di volo e di servizi di trasporto turistico con idrovolanti”.

Tornando al Golfo della Spezia era il 3 ottobre quando pubblicammo il richiamo del quale riproponiamo uno stralcio.

“…E così, dagli idrovolanti, cominciò l’avventura futurista della Spezia. L’aeropittura, l’aeroposta, la sintesi dinamica della realtà, dell’arte e della parola presero corpo nel cuore del Golfo dei Poeti. Sì, perché gli idrovolanti sono nati all’inizio del secolo scorso proprio in questo golfo. Nacque nell’Arsenale della Marina Militare il primo idrovolante che era la più grande “macchina volante” del tempo, progettata e costruita da Mario Calderara, lo stesso che fece volare appunto sul Golfo il primo idrovolante italiano l’8 giugno del 1912. Fu lo stesso pioniere della scienza e della tecnica che aveva ottenuto il brevetto di volo italiano numero 1, nel 1909, dopo essere stato istruito da Wilbur Wright, a Roma.
Si può dire che quell’ 8 giugno 1912 era iniziata una nuova epoca.
A Cadimare, base dell’Aeronautica Militare, le strutture dell’Aeroporto “Luigi Conti” si trovano sulla punta che chiude l’insenatura; proprio nella parte opposta del Golfo, al Ruffino, esisteva un altro idroscalo, il “Giorgio Fiastri”.

Da questi idroscali, posizionati a ponente e a levante del Golfo della Spezia, si levarono in quegli anni flotte di velivoli. Tanto che alla fine degli anni Venti i due aeroporti riverberavano la gloria delle trasvolate degli idrovolanti di Italo Balbo, comandante della prima crociera atlantica del 1931 e della trasvolata del 1933 dei venticinque idrovolanti alla volta di Chicago e New York.
E per concludere questa breve rievocazione facciamo presente che all’interno dell’Aeroporto di Cadimare esiste, unico reperto storico rimasto in Italia, lo stemma dei Trasvolatori, posizionato nella piastra della pavimentazione del “Gazebo dei Trasvolatori”, presso l’attuale Palazzina Comando, ex alloggio Ufficiali.

A chi volesse approfondire questo suggestivo argomento segnaliamo un raro volume dal titolo Il Golfo degli idrovolanti (Edizioni del Tidente, 1989) di 130 pagine nel quale si tratta la storia, invero poco conosciuta, dell’attività aerea nel Golfo della Spezia dove l’aviazione marittima ha avuto forse gli sviluppi più importanti dapprima con l’Aviazione della Regia Marina e poi con i reparti della idroaviazione della Regia Aeronautica. Gli autori, Gabriella Chioma e Attilio Marchetti, si soffermano sui primi voli del STV Calderara, brevetto di pilota n 1 in Italia, sugli esperimenti con i diversi tipi di galleggianti, sui primi lanci di siluro dall’aereo, sulle grandi manovre aeree cui assistettero il Re e il Duce e sulle visite di numerose legislazioni straniere agli idroscali del Muggiano e di Cadimare, quest’ultimo ancora attivo non più come aeroscalo marittimo ma scuola del’ Aeronautica Militare e sede dell’ONFA, l’Istituto di Assistenza per gli Orfani degli Aviatori. Il volume è corredato da foto rarissime ed estremamente interessanti per i cultori di storia aereonautica”.

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