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Gli intrighi internazionali attorno al grande vulcano sommerso nel Tirreno nel thriller di Francesco Di Sarcina

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Tempo di lettura: 3 minuti

LA SPEZIA – Francesco Di Sarcina, già Segretario Generale dell’Autorità Portuale del Mar Ligure Orientale e ora Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Orientale (Augusta e Catania)  è tornato alla Spezia a presentare al Terminal di Largo Fiorillo, in dialogo con Angelo Ciccio Del Santo, il romanzo d’esordio, “Marsili” (Il Filo di Arianna).

Partiamo dal titolo: “Marsili”, che a prima vista non è commercialmente accattivante. Ma questo è un bene, nel senso che vuole privilegiare il contenuto ma anche la curiosità. Marsigli dunque. Che non è un nome qualsiasi ma il nome del più grande vulcano sommerso del Mediterraneo, e che si trova nel Mare Tirreno, parte dell’arco insulare delle Eolie. E’ questo silente gigante sommerso – la cui conoscenza risale all’autore giovinetto quando andava a navigare con il padre direttore di macchina – scelto per essere messo al centro del racconto. Che ispirato a una storia legata al traffico illegale di rifiuti tossici ha appartiene al genere thriller.

Storia che comunque romanzo resta, con spunti autobiografici trasferiti e distribuiti con perizia nei caratteri e nei comportamenti individuali della complessità umana dei protagonisti.

Marsili – eccoci alla trama – è un thriller che affonda le sue radici in fatti realmente accaduti e che parte dalla scoperta di due ricercatori che si imbattono incidentalmente, come è nelle migliori tradizioni, nelle sagome di quattro relitti insabbiati lungo la parete del vulcano.

È una scoperta sconvolgente, che metterà alla luce un complesso intrigo internazionale sul cui sfondo si agita il malaffare legato al traffico illecito di rifiuti, alle cosiddette “navi a perdere” o “navi dei veleni”, che tra il 1979 e il 2000 sono “scomparse” nel Mediterraneo.

Facciamo l’appello? Misurina, Athina R., Capt. Petros, Old Father, Silenzio, Andalusia, ASO, Barbara, Elbe, Monte Pellegrino, Sofia, Maria Pia M., Panayiota, Michigan, Rigel, Celiktrans II, Four Stars l, Et Suyo Maru, Selin, Yvon, Despo, Comandante Rocio, Jolly Rosso, Alessandro I, Arcobaleno, Scaieni, Cunski, Marineta, Yvonne, Marco Polo, sono solo alcuni dei nomi delle navi disperse nel Mediterraneo tra il 1979 ed il 2000 in circostanze misteriose, e con carichi sospetti.

Lo stesso caso-ricordo della Rigel, “la nave dei veleni” per antonomasia, affondata con il suo carico malefico ha offerto all’autore un’altra poderosa finestra non certo di contorno al messaggio di denuncia di chi non ha scrupoli nell’attentare alla salute dell’ambiente.

E proprio alla Spezia non si poteva non ricordare, in tale occasione e ancora, la figura del capitano di fregata della Marina militare Natale Di Grazia, morto il 13 dicembre 1995 in circostanze mai chiarite del tutto, che indagava sulle “navi dei veleni” destinate ad essere affondate nei mari calabresi, cariche di rifiuti tossici e nucleari.

Lasciando ai lettori il gusto della scoperta di un finale che è stato annunciato come davvero imprevedibile, dobbiamo dire che la presentazione non si è esaurita nel dialogo dell’autore con Ciccio Del Santo ma si è arricchita di “confessioni” autobiografiche che hanno contribuito a rivelare un Francesco Di Sarcina ben diverso dalla sua funzione e che – ha raccontato – ha accettato la scrittura come faticosa sfida alla ricerca del suo io, del senso della prova e dell’esistenza, dei valori, degli affetti, dell’amicizia – e dell’amore vero e profondo per il mare – che comunque il lettore potrà scoprire negli spunti ovviamente autobiografici di un’opera prima.

Si è sinceramente schernito Francesco Di Sarcina – autore certo ma non ancora scrittore – rispondendo a chi gli chiedeva se aveva intenzione di coltivare questa sua vena. Ma potrà anche succedere che ciò avvenga perché sono rimasti – nelle oltre 400 pagine –  spunti che chiederebbero una loro via di uscita.

Enzo Millepiedi

 

 

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