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I cavi sottomarini, infrastruttura economica chiave, convogliano oltre il 95 percento delle comunicazioni internazionali

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Roma – Concludiamo la sintesi degli interventi al Convegno “La compliance e le nuove rotte del commercio globale. La competitività del sistema marittimo italiano, i processi di regolamentazione e le restrizioni internazionali, la sicurezza economica”, organizzato da AWOS in collaborazione con Confitarma.

Michele Savini Zangrandi, del Servizio Economia e Relazioni Internazionali della Banca d’Italia, si è soffermato sul ruolo geostrategico dei cavi sottomarini. Questi, convogliando oltre il 95 percento delle comunicazioni internazionali, costituiscono una economica infrastruttura chiave. In quanto tale, questa infrastruttura è soggetta a rischi di natura geopolitica. Quelli principali riguardano la sicurezza e l’integrità dell’informazione che vi transita. Anche se interamente teorica, esiste anche la possibilità che questa frequenti di sfruttamento strategico delle interdipendenze. Il diniego selettivo dell’accesso alla rete aprirebbe le porte ad una nuova tipologia di sanzioni, quelle digitali. L’impatto derivante da tali eventuali sanzioni sarebbe
tanto più forte quanto più integrato è il destinatario delle restrizioni nell’economia digitale. Al pari di tutte le misure che sfruttano le interconnessioni economiche a fini strategici, tuttavia, anche queste rischierebbero di causarne il progressivo deterioramento.

Gabriele Checchia, membro del Comitato scientifico istituzionale di GeoTrade, ha concluso l’evento confermando l’importanza cruciale della geopolitica, intesa come gestione e concettualizzazione politica del territorio, e del mare e di spazi come il Mediterraneo. Altro tema cruciale è quello del disallineamento tra vari Stati in termini di applicazione delle sanzioni, che vede l’Italia tra i paesi potenzialmente più vulnerabili tra quelli dell’Alleanza Atlantica (NATO). “La crisi ucraina rivela, purtroppo, il ritorno o della “politica di potenza” sulla scena internazionale. L’Ue, che per la prima volta ha coraggiosamente adottato decisioni importanti sul terreno della difesa di un paese partner come l’Ucraina, ha deliberato sanzioni pesanti nei
confronti della Russia di Putin e, tuttavia, è lecito attendersi che la risposta di Mosca investirà individualmente i singoli paesi che hanno aderito alla decisone dell’Ue. Ne deriva che il nostro Paese dovrà avvalersi/dotarsi di tutti gli strumenti a disposizione per reggere al meglio tale reazione. Il Presidente Draghi con il suo Governo sta lavorando proprio ad una riconsiderazione in tempi ravvicinati della politica di approvvigionamento energetico e, per certi versi, anche della politica industriale del nostro Paese, tenendo conto che i prezzi più alti dell’energia o le interruzioni di forniture rischiano, in prospettiva di mettere fuori mercato comparti importanti del nostro Sistema-Paese”.

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