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I tassisti, “dimenticati durante la pandemia”, hanno protestato alla Spezia e a Genova contro il Ddl concorrenza: non vogliamo diventare riders 4.0 del trasporto di persone

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Tempo di lettura: 2 minuti

LA SPEZIA – La carovana delle auto bianche dei tassisti spezzini, idealmente vicini alla grande manifestazione nazionale a Roma, hanno percorso, partendo dal piazzale della Stazione centrale con meta piazza Europa, le strade del centro città affidando ai clacson la loro corale voce di esasperata protesta nella giornata di sciopero dalle 8 alle 22.

Il dito puntato è contro il Ddl concorrenza “che non può essere pretesto per regalare la gestione della domanda a piattaforme di mera intermediazione”.

E spiegano “la concorrenza anche se spinta all’estremo non dovrebbe insomma mai riguardare i servizi pubblici o di forte interesse pubblico. E i trasporti rientrano tra questi servizi che devono essere regolati per evitare che il mercato definisca i prezzi approfittando della debolezza degli utenti, alzando il costo dei servizi con l’aumento del bisogno di trasporto”.

Da coro delle proteste salite da tutti i taxisti il mantra è stato che non vogliono essere trasformati in riders 4.0 del trasporto persone, attraverso l’imposizione di un caporalato digitale che, pur accettando la tecnologia, non deve snaturare o destrutturare quanto costruito in decenni e che impedisce di pianificare investimenti e interventi.

La richiesta è “di porre limiti e regole chiare per evitare comportamenti non corretti e distorsioni, ma pare sia molto più semplice inchinarsi alla finanza che tutelare il lavoro”.

La protesta a Genova è stata anticipata da una lettera aperta dei tassisti di Cna Fita Liguria: “Gentili Utenti, Siamo spiacenti di non poter essere al vostro fianco e fornire i nostri servizi, ma non possiamo evitare di manifestare tutto il nostro dissenso rispetto agli interventi che potrebbero riguardare il nostro futuro. Abbiamo sempre dimostrato responsabilità e attaccamento al territorio, ci siamo sempre stati, con abnegazione e assumendoci i rischi, anche durante questo lungo periodo di pandemia in cui il Governo si è dimenticato di noi. Ci siamo distinti per i trasporti sociali, del personale sanitario e delle persone che dovevano recarsi negli ospedali, correndo alti rischi personali sulla salute, ma questo era quello che andava fatto e non ci siamo tirati indietro, per noi svolgere la nostra attività non è una mera questione economica ma di attaccamento al territorio, di cui ci sentiamo parte attiva”.

 

 

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