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Il blocco record delle navi in attesa davanti a Los Angeles fa temere un’ondata di blank sailing o di partenze posticipate.

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Tempo di lettura: 2 minuti

I colli di bottiglia sia in Asia sia negli Stati Uniti, ma per la verità un po’ in tutto il mondo dello shipping, continuano a complicare la rete commerciale marittima, incidendo a ritmo alternato un po’ in tutte le principali linee giramondo.

E se dalla parte della Cina si piange, al lato opposto, nella costa americana del Pacifico non si ride.

Già a maggio c’erano stati problemi di affollamento di navi davanti al porto di Los Angeles, problemi che sono diventati nuovamente attuali con una congestione di 54 le navi all’ormeggio nella baia di San Pedro, in attesa di entrare nei porti di Los Angeles / Long Beach. Un record. Quella attuale è infatti una congestione di gran lunga superiore a quando i porti di Los Angeles e Long Beach rimasero bloccati per 10 giorni e 8 giorni nel 2002 e nel 2004. In quelle occasioni non furono mai superate le 30 navi in attesa.

Tra le principali cause – evidenziate dal Corriere Marittimo che riferisce la segnalazione dell’analista di settore Lars  Jensendel rallentamento sono la carenza di camion e di telai, la riluttanza a ritirare tempestivamente la merce a causa della mancanza di spazio nei magazzini, la mancanza di capacità dei gate ferroviari, la mancanza di capacità negli impianti di trasbordo e molte altre.

I vettori cercano di alternare i porti della costa occidentale degli Stati Uniti, come Oakland e Portland, ma spostare le navi sulla costa orientale non sarebbe economico.

Tutte le navi in attesa in questo momento fuori dai terminal californiani difficilmente saranno in grado di tornare in Asia nei tempi pianificati per le prossime partenze, ciò potrebbe tradursi in unondata di blank sailing o di partenze posticipate. Questo coinciderà con il crollo stagionale del mercato dopo le vacanze della Golden Week cinese – settimana di vacanza nazionale a partire dal 1°ottobre- e se come ogni anno la domanda calerà, il problema diminuirà. Se, invece, la domanda non dovesse rallentare si verificherà un’altra crisi di capacità in arrivo a ottobre.

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