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Il “Postion paper” dell’ Unione Interporti Riuniti sulla transizione energetica nelle strutture intermodali

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Padova – L’Unione Interporti Riuniti (UIR) ha elaborato un ‘position paper’ con il quale propone il punto di vista dell’associazione sulla transizione energetica in relazione alle potenzialità delle strutture intermodali e interportuali italiane.

Crediamo opportuno riprendere i contenuti di quel documento, che come dice il titolo ha valore di presa di posizione, documento realizzato in collaborazione con Nomisma Energia e presentato in questo mese di aprile al convegno “Interporti al centro” che si è svolto nel nuovo Centro Congressi della Fiera di Padova.

Come spiega l’autorevole “Uomini e Trasporti” il Position Paper di UIR contiene tutta una serie di indicazioni per lo sviluppo del settore, individuate in 8 ambiti d’azione.

Tra i moltissimi obiettivi proposti per ciascuna area sono segnalati:

1- il potenziamento delle infrastrutture ICT e di connettività dati;

2 – la creazione di almeno un punto di rifornimento LNG/bio-LNG per interporto e punti di stoccaggio dei biocarburanti;

3 – la riqualificazione dei magazzini esistenti e la riduzione del fabbisogno energetico del 40%;

4 – la promozione del costante rinnovo delle flotte di mezzi pesanti;

5 – lo sviluppo di accordi per insediare sistemi sperimentali legati all’idrogeno;

6 – la previsione di programmi di formazione specifici sulla logistica;

7 – la riduzione della congestione all’interno dei sedimi interportuali e la prevenzione di ripercussioni sulla viabilità ordinaria.

Nello studio si ricorda, peraltro, che l’Italia possiede un network di interporti e centri intermodali tra i più importanti a livello europeo: 26 strutture (12 nel Nord-Est, 5 nel Nord-Ovest, 4 al Centro e 5 al Sud), 23 delle quali fanno parte della rete transeuropea Ten-T.

Quanto al traffico, negli interporti italiani sono stati movimentati nel 2021 oltre 50 mila treni intermodali che hanno trasportato 476 mila container, 445 mila casse mobili e 472 mila semirimorchi (7,5 mila in autostrada viaggiante). In totale la merce totale movimentata è di circa 70 milioni di tonnellate-anno, con il coinvolgimento di oltre 1.200 aziende di trasporto e logistica.

Secondo la ricerca, il ruolo degli interporti dal punto di vista ambientale è già decisivo, visto che, ad esempio, si stima che nel 2020 il sistema interportuale italiano abbia permesso la riduzione di 1,5 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra. Quindici interporti dispongono oggi di impianti fotovoltaici di taglia medio-grande (per un totale di 1 milione di mq) e 16 sono interessati da iniziative di efficienza energetica dei magazzini, mentre diversi centri intermodali hanno installati punti di ricarica per veicoli elettrici e 3 interporti (Bologna, Padova e Verona) dispongono di un distributore di LNG per autotrazione.

Interventi di decarbonizzazione all’interno delle aree interportuali potrebbero portare, secondo Nomisma, a riduzioni di emissioni di CO2 pari a circa 400 mila tonnellate/anno, mentre l’efficientamento delle filiere logistiche collegate consentirebbero ulteriori minori emissioni tra i 2 e i 4 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

 

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