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In una lettera aperta alla Vice Ministra Teresa Bellanova, Giorgio Bucchioni mette a nudo le ipocrisie di una riforma già da riformare

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Il Presidente dell’Associazione Agenti Marittimi del Porto della Spezia: “Oggi a distanza di ben cinque anni, è chiaro il fallimento di quell’impianto riformistico che da un lato non ha risolto i problemi reali dei porti, segnatamente la capacità di spendere i soldi a disposizione in dragaggi ed infrastrutture, e dall’altro non ha ancora portato a compimento i pochi obiettivi condivisibili come lo sportello unico doganale (di quello amministrativo neppure più si parla)”.

Il Presidente degli Agenti Marittimi del Porto della Spezia Giorgio Bucchioni ha scritto una lettera – nella quale, oltre a ringraziarla dell’attenzione, mette a disposizione la sua esperienza come contributo di valutazione delle realtà del mondo portuale connesse alle prospettive di riforma – alla Senatrice Teresa Bellanova, Vice Ministro alle Infrastrutture e ai Trasporti. Questo il testo: “Desidero rinnovarLe il ringraziamento per la Sua duplice visita alla Spezia, nel giro di un mese, ed alla Sua disponibilità ad incontrare gli attori del porto offrendo loro il di Lei convinto appoggio a realizzare il completamento del raddoppio della linea ferroviaria La Spezia – Parma che, sempre più, dimostra la sua vitale importanza per un ampio territorio che va dall’alto Tirreno al Brennero.

Il tema è prioritario ed assorbente.

Spero, con l’occasione, possa non dispiacersi se Le rappresento qualche considerazione sulla governance dei porti e più specificatamente sulla cosiddetta “riforma Del Rio” licenziata nel 2016.

Oggi a distanza di ben cinque anni, è chiaro il fallimento di quell’impianto riformistico che da un lato non ha risolto i problemi reali dei porti, segnatamente la capacità di spendere i soldi a disposizione in dragaggi ed infrastrutture, e dall’altro non ha ancora portato a compimento i pochi obiettivi condivisibili come lo sportello unico doganale (di quello amministrativo neppure più si parla). Anche il coordinamento nazionale, a cura del Ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibile, obiettivo centralistico che ha comunque qualche ragione nella situazione data, stenta a decollare.

Credo sia ormai evidente che il vero obiettivo fosse cambiare le procedure per la governance dei porti e questo è stato raggiunto con la risibile ed ipocrita sollecitazione delle manifestazioni di interesse.

Il corollario di questa riforma ha comportato l’abolizione dei Comitati portuali con l’emarginazione delle rappresentanze delle categorie che in porto vivono, lavorano, investono, danno lavoro e pagano imposte, tasse e spesso balzelli, il tutto a favore di pochi rappresentanti delle Istituzioni, e quindi della politica, che spesso non brillano per competenza e per volontà di contribuire allo sviluppo portuale.

L’ipocrita motivazione per escludere le categorie degli operatori e dei lavoratori portuali è stata quella di evitare i conflitti di interesse! Oggi ciò che avviene nelle stanze delle AdSP sembra riguardare cinque o sei soggetti e solo la sensibilità dei Presidenti rende conto ed informa di azioni e programmi un tavolo di Partenariato privo di ogni concreta valenza partecipativa alla gestione.

Fermiamoci ai risultati di questa criticata riforma: le difficoltà ad effettuare i dragaggi permangono; le Autorità di sistema (definizione priva di concretezza) non riescono a spendere le rilevanti disponibilità; molte fra le nuove Autorità hanno esordito con l’aumento delle piante organiche come se gli accorpamenti non dovessero comportare razionalizzazioni; un numero rilevante di vertici delle nuove Autorità è stato interessato da provvedimenti della Magistratura; Assoporti, Associazione delle Autorità, oltre ad assorbire rilevanti risorse, ha visto una diaspora che ne pone in dubbio l’utilità e le funzioni, soprattutto se il Ministero svolgesse appieno le funzioni che la legge gli assegna.

Le problematiche sollevate dall’attivismo della Magistratura pongono un ulteriore problema in tema di controlli: la primigenia legge 84/94 aveva stabilito che ai Comitati portuali doveva partecipare un magistrato della Corte dei Conti che svolgeva una funzione di controllo preventivo ma anche di utile consulenza consentendo un’operatività ben più serena di quanto accade oggi. Purtroppo tale presenza fu abolita dopo poco tempo.

Bisogna riconoscere che il legislatore della prima Repubblica aveva licenziato una riforma di grande qualità che responsabilizzava e delegava funzioni ai porti, aboliva monopoli storici, attivava investimenti ed imprenditorialità privata, introduceva procedure di scelta dei vertici delle Autorità partecipate dai territori ed i risultati si videro immediatamente. I tassi di crescita dei traffici containerizzati crebbero fino al 2000 in misura superiore a quelli dei porti nord europei!

Qualche riflessione cui conseguono azioni non di sola facciata sarebbe utile.

Con perfetta stima. Giorgio Bucchioni”.

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