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La storia bella di Gabriele, 15 anni, e di Nella, 90 anni, la barca che vinse il Palio e che, salvata dal fuoco, è rinata

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Tempo di lettura: 2 minuti

LE GRAZIE – A vederla sembra appena costruita. Ha invece 90  anni. Con un carico di storia davvero straordinario. Basti pensare che nel 1933, con i colori delle Grazie, vinse il Palio del Golfo, centrando il bis dopo il successo con Isa.

Parliamo di Nella che, come detto, è tornata nuova, splendente come allora, mentre di Isa si sono perdute perfino le tracce.

Non solo, Nella è la prova provata come l’espressione della cura del legno che, quando manutenuto con passione e cognizione, può attraversare i secoli e farsi argine a propositi distruttivi: Nella, infatti, fu salvata in extremis dalle fiamme perchè ritenuta un ingombro.

L’ultimo refit è quello che, nella storia di Nella, assume maggiore valore. Lo ha, infatti,  realizzato un ragazzo di 15 anni: Gabriele Bernasco, allievo del corso Operatore del legno del Cisita, pronipote del maestro d’ascia Alessandro Valdettaro.

Sì, è vero. il Dna del ragazzo ha avuto la sua importanza nell’operazione.

Al pari delle lezioni dei maestri del Valdettaro, a cominciare dall’ebanista Daniele Pollastro, prodigo di premure nei confronti dell’astro nascente sulla via del legno che nel cantiere che vide all’opera i suoi avi ha svolto il primo stage pratico dopo le lezioni in Arsenale tenute dal maestro d’ascia Francesco Buttà.

Una storia antica si è intrecciata così con l’impresa del restauro raccontata nella mostra allestita al Cantiere della Memoria con le foto di Roberto Celi che ha interpretato e restituito il valore della formazione sul campo.

Una trasmissione di sapere alimentata dalla ricerca. A cominciare dalla riscoperta del maestro d’ascia che costruì Nella, Aristide Guano, il cui nipote Andrea è dipendente del Gruppo Valdettaro.

In parallelo sono riemersi inoltre i volti dei protagonisti della vittoria del 1933,  dell’equipaggio costituito da Giuseppe Rosa al timone e dai vogatori Giuseppe Canepa, Umberto Bello, Mario Garzìa e Domenico Minchella.  La ricerca ha portato ai fratelli Vittorio e Franco Boracchia che acquistarono la barca nel 1935, la usarono per decenni per poi ricoverarla in un casolare di Beverino, ceduto poi in mezzadria. La barca  a quel punto divenne un impiccio. I mezzadri, dovendo ristrutturare l’immobile, decisero, nell’agosto del 2005,  di liberarsi di Nella dandole fuoco. Finirono in cenere remi e paglioli.

Ma prima che  le fiamme aggredissero lo scafo arrivò un vicino, Guido Raffellini. Lui, amante del legno e delle barche di legno, gli fece scudo, ricostruì la sua storia e innescò la disponibilità dei fratelli Boracchia a metterlo a disposizione delle Grazie. Già nel 2001 era  stato prestato alla Pro Loco per la sfilata in costume al Palio del Golfo. Nel 2006 avvenne la consegna definitiva, al Cantiere Valdettaro. Ad essa  seguì un primo refit.

ra  il nuovo restyling, dopo 16 anni di custodia, al chiuso e all’aperto. Chissà se Nella tornerà al mare. I presupposti ci sono, al pari di un futuro espositivo. Intanto è giunta a compimento l’esperienza di Gabriele.  Ogni sua azione, realmente e idealmente, si è fatta ponte col passato, per tramandarlo alle nuove generazioni.

Nella foto di Roberto Celi di straordinaria ed emblematica bellezza Roberto Celi Gabriele Bernasco, 15 anni, allievo del corso Operatore del legno del Cisita, pronipote del maestro d’ascia Alessandro Valdettaro, nella barca Nella.

 

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