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L’appello di Barbara Amerio, Ceo di Permare: “Dobbiamo passare dal ragionare di riciclo della vetroresina ad un vero progetto di ‘fine vita’ per le unità da diporto“

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Tempo di lettura: 2 minuti

Sappiamo da tempo quanto stia davvero a cuore a Barbara Amerio, Ceo del Gruppo Permare e presidente del nuovo Comitato Sostenibilità di Confindustria Nautica, la sfida per l’ecologia, per cui non sorprende il suo intervento al Barcolana Sea Summit di Trieste sul fine vita per le barche della nautica da diporto.

“Dobbiamo passare dal ragionare di riciclo della vetroresina ad un vero progetto di ‘fine vita’ per le unità da diporto“. E’ l’appello che lei ha lanciato chiedendo l’impegno dell’industria nautica sull’uso responsabile dei materiali di produzione per mitigare gli effetti dello smaltimento delle unità da diporto e dei materiali compositi difficilmente riciclabili. Una questione che deve coinvolgere tutti i settori produttivi.

“Per gli scafi – ha spiegato  – si deve riconoscere che non è solo problema del costruttore, né del proprietario, ma di una filiera molto più allargata, dovuta ai lunghi tempi di obsolescenza, in termini di decenni dal primo utilizzo, tipici delle barche da diporto. Oggi assume un significato diverso anche la progettazione, che, se vista nell’ottica del futuro dis-assemblaggio, potrà portare indiscutibili vantaggi”.

Per avviare una filiera del “fine vita” sono quindi necessarie norme su responsabilità giuridiche, le metodologie e i percorsi tecnici di tutte fasi che precedono il momento del trattamento della vetroresina, ovvero la raccolta, il trasporto, lo stoccaggio, la messa in sicurezza, la bonifica, il dis-assemblaggio, la separazione dei materiali da avviare al riciclo e alla riduzione volumetrica del manufatto nudo.

“Le linee di azione – ha sottolineato Amerio anche in base alla sua diretta esperienza in Permare – sono la prevenzione e riduzione del materiale non riciclabile a bordo, la progettazione finalizzata al dis-assemblaggio, l’utilizzazione degli scarti in un’ottica di produzione di energia, incentivare ricerche e sviluppo di filiera per studiare nuovi bio-compositi alternativi a compositi tradizionali, come il basalto e il carbonio, o riutilizzati in altri settori e l’uso di componenti rigenerati”.

E ha concluso: “Una delle prime idee su cui il Comitato Sostenibilità di Confindustria Nautica sta lavorando – è una banca dati dei materiali alternativi a quelli non riciclabili”

 

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