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Le azioni indicate da Mario Sommariva al dibattito a Livorno “per fare comprendere alle città il valore dei porti”

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Livorno – Tra gli autorevoli relatori al convegno del Propeller Club port of Legorn a Livorno su “Dialogo tra città e porto” c’era Mario Sommariva presidente Autorità di Sistema del Mar Ligure Orientale (Porti della Spezia e di Marina di Carrara), autore di un capitolo del volume sul tema presentato nell’ambito dell’incontro.

Partendo dalla constatazione che “la rottura fra i porti e le città è un prodotto dei mutamenti avvenuti negli ultimi decenni, questi fenomeni hanno reso sempre più i porti dei corpi estranei per le loro città” Sommariva ha risposto così (come riporta puntualmente il Corriere Marittimo di Livorno) alla domanda  – che cosa dovrebbero dunque fare i porti e le città portuali per favorire lo sviluppo dell’economia circolare? – ecco come ha risposto in alcuni passaggi del suo articolo,  “che – scrive lo stesso direttore del Corriere Marittimo Lucia Nappi – “passaggi  che riteniamo particolarmente interessanti per il dibattito città-porto e per il tema dello sviluppo dell’economia circolare in ambito portuale”.

Il tema della convivenza tra città – porto è cruciale per la prospettiva futura dei porti italiani» – scrive Mario Sommariva – E’ forse la questione più importante perché i porti individuino la loro identità. Nella maggior parte delle città portuali del nostro Paese, lo sviluppo urbano è avvenuto attorno ai porti mentre i traffici portuali si facevano via via, sempre più invasivi, rumorosi, con emissioni dannose.

La polverizzazione della società dell’era post-industriale ha determinato che le vecchie identità sociali, i gruppi familiari, e di mestieri, che cementavo la loro connotazione antropologica, attorno ai porti, si siano “liquefatti”.

Il porto quindi non è più un fattore di coesione sociale ma è diventato, nella percezione del cittadino, una somma di esternalità negative (rumori, emissioni dannose, barriere).La rottura fra i porti e le città è un prodotto dei mutamenti avvenuti negli ultimi decenni, questi fenomeni hanno reso sempre più i porti dei corpi estranei per le loro città.

Solo un ristretto numero di persone che vivono e lavorano nel porto ne comprendono il valore e ne apprezzano, persino esteticamente, la bellezza. Ma si tratta di circoli ristretti, di poche persone, poco influenti sul piano dell’opinione pubblica. Talvolta questo amore per il porto viene scambiato per corporativismo.

Dunque che fare? Attivare iniziative, soprattutto culturali, per fare comprendere alle città il valore dei porti. Senza i porti quelle città sarebbero in realtà prive di una parte essenziale della propria identità storica e culturale.

In secondo luogo vi è un semplice ragionamento economico. Oggi la parola “competitività” si sovrappone a quello di connettività. Solo i territori connessi (virtualmente e fisicamente) sono territori competitivi. Questo non deve essere dimenticato.
In terzo luogo le Autorità portuali, che governano i porti, devono virare, senza indugio verso politiche di sostenibilità ambientale, facendo di questo una priorità e non un fiore all’occhiello o peggio una foglia di fico».

Ma allora quali sono le criticità e i nodi da sciogliere per trasformare il paradigma dell’economia circolare in un asse strategico di sviluppo?

Bisogna “smitizzare” il tema delle infrastrutture inteso come corsa continua e indefinita verso il consumo del territorio. La pianificazione infrastrutturale deve essere adottata secondo principi di di equilibrio e di compatibilità. Nel nostro caso è quello che stiamo facendo nel porto di Marina di Carrara dove il Piano Regolatore Portuale, potrebbe essere definito di modernizzazione e non di e non di espansione.

In secondo luogo occorre favorire, in tutti i modi, anche ampliando le competenze delle AdSP, la possibilità di produrre nei porti energie alternative e prevedere piani di gestione dei rifiuti che abbiano come obiettivo primario il riciclo.

Bisogna andare avanti su quella strada, completare le pianificazioni, utilizzare i fondi che lo Stato ha messo a disposizione per l’elettrificazione delle banchine e percorrere con coraggio le nuove strade dell’energia pulita, dapprima il GNL fino ad arrivare all’idrogeno”.

Fonte: Corriere Marittimo – Livorno

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