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L’importanza dei porti? Eccola: sarà sempre il mare a trasportare innovazione e sviluppo, merci e persone

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Tempo di lettura: 2 minuti

In questa settima e ultima parte dell’intervento introduttivo dell’assemblea nazionale di Assoporti che si è svolta a giugno c’è la chiamata all’impegno e alla responsabilità per sviluppare tutte le potenzialità di un’Italia che, centrale nel Mediterraneo, è la seconda potenza manifatturiera d’Europa e l’ottavo esportatore al mondo.

Roma – L’Italia, e il Mediterraneo in generale, sono peculiari e unici. Il Mediterraneo è un mare piccolo se raffrontato a tutte le acque del mondo, ma con un’alta intensità di traffico.

La spinta verso la regionalizzazione, dettata da una crisi senza precedenti, sta in realtà creando nuove opportunità per l’Italia, che è la seconda potenza manifatturiera d’Europa e l’ottavo esportatore al mondo.

Il nostro Paese è leader nel trasporto via mare a corto raggio nel bacino del Mediterraneo con una quota di mercato del 38% ed è leader mondiale per flotta RO-RO, particolarmente adeguata a questo tipo di navigazione.

Resta da sottolineare come questa tipologia di trasporto, quando si configura come Autostrade del Mare, attraverso cui i camion sono sottratti alla strada per viaggiare su nave, rappresenta una iniziativa di successo del nostro Paese che asseconda anche l’esigenza di sostenibilità, sempre più al centro dell’agenda politica
globale.

Concludendo, la globalizzazione (spostamento merci da un continente all’altro) è avvenuta e avviene attraverso il mare (sopra le navi e sbarca sui territori attraverso i porti) e sarà sempre il mare a trasportare innovazione e sviluppo, merci e persone. Soltanto questo basterebbe per definire l’importanza assoluta della portualità per il nostro Paese, finalmente riconosciuta come strategica.

Quello che rimane da fare per tutti noi è lavorare per eliminare possibili ostacoli allo sviluppo e al cambiamento.

Perché la crescita è sinonimo di investimento, ricerca, conoscenza, studio e formazione del capitale umano. La crescita per essere equilibrata e giusta deve essere economica, scientifica e anche etica.

È il momento ideale per uscire dalla sottocultura del vittimismo, dalle logiche localistiche, per entrare nella grande dimensione del futuro, investendo anche sul capitale fiduciario (cioè su maggiore fiducia sociale).

Guardate, a me piace ricordare che nella mia esperienza scolastica giovanile esisteva il “tema”, formato da due parti, il titolo e subito dopo la parola magica “svolgimento”. Naturalmente, se ti fermavi al titolo il tuo voto era pessimo.

Dopo tanti titoli, purtroppo solo titoli, siamo nella fase dello svolgimento e soltanto tutti insieme, ripeto, facendo sintesi anche di posizioni diverse, possiamo fare questo svolgimento che dia le migliori soluzioni per le future generazioni. Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

(7 – fine)

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