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L’intelligence Usa dice di avere “i primi indizi” che collegano Putin al mega yacht di Marina di Carrara

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Tempo di lettura: 2 minuti

MARINA DI CARRARA – Il giallo sulla appartenenza o meno a Vladimir Putin del lussuoso mega yacht Scheherazade ai lavori al The Italian Sea Group a Marina di Carrara pareva risolto dalle smentite che, invece, non sono state credute.

Non avrebbero cioè soddisfatto l’intelligence americana che – assicura – di aver trovato “i primi indizi” che ricondurrebbero al presidente della Federazione russa la proprietà o la disponibilità del superyacht di 10.167 tonnellate, 140 metri, del valore di 700 milioni di dollari.

The Italian Sea Group aveva smentito, come si ricorderà, la notizia con una breve e secca nota nella quale aveva sostenuto che “in funzione della documentazione di cui dispone e a seguito di quanto emerso dai controlli effettuati dalle autorità competenti, dichiara che lo yacht di 140 metri Scheherazade, attualmente in cantiere per lavori di manutenzione, non è riconducibile alla proprietà del Presidente russo Vladimir Putin”.

Al pari società del cantiere per yacht di alta gamma anche il capitano dello Scheherazade,  Guy Bennett-Pearce aveva smentito la notizia affermando che Putin non era il proprietario e che anzi il presidente russo non ci aveva mai messo piede. Si era però rifiutato di indicare il nome del proprietario limitandosi a dire che comunque non si tratta di persona inserito nell’elenco dei ricchi russi sanzionati.

Tornata alla carica l’intelligence Usa non ha voluto dire quali siano gli indizi che collegano lo yacht al presidente russo, né se o quanto spesso l’abbia utilizzato. Il superyacht si trova nel cantiere per attività di manutenzione. Guy Bennett-Pearce, il capitano dello Guy Bennett-Pearce, il capitano dello Scheherazade, aveva affermato all’inizio di questa settimana che Putin non era il proprietario e che il presidente russo non ci aveva mai messo piede. Ma si è rifiutato di fornire il nome del proprietario, dicendo solo che non si tratta di nessuno che rischia sanzioni.

Il capitano, aveva dato atto il New York Time, “non ha voluto rilasciare commenti sulle ultime notizie”.

E anche che “le autorità italiane hanno già raccolto documenti sulla proprietà della barca e dovrebbero presentarle al governo che deciderà quindi se la proprietà o l’uso della nave è collegato a qualcuno nell’elenco delle sanzioni. Un procedimento che potrebbe richiedere diverse settimane.

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