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Lo sciopero dei Camalli nel Porto di Genova? Per l’asimmetria tra crescita e ricadute sui lavoratori

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Tempo di lettura: 2 minuti

I sindacati spiegano in una nota che si conclude con cinque domande i motivi che li hanno portati a dichiarare 24 ore di sciopero a Genova, partendo dai dati della ripresa: “Nel 2021 il Porto di Genova ha ripreso a correre. L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale ha reso pubblici i dati di maggio 2021 al confronto con lo stesso mese del 2020. Aumentano le navi arrivate (+26,5%), le tonnellate movimentate (+43,1%) e il numero dei containers (+46.2%), ripartono le crociere e crescono anche i passeggeri dei traghetti. Il dato più rilevante è che nel settore containers la crescita si registra anche rispetto al 2019 (+3,3 %)”.
Ma, questa è la prima riflessione: questi sono i conti del porto, conti che però per i lavoratori della Compagnia (CULMV) stanno in una palese asimmetria: “A volumi in crescita corrisponde meno lavoro per i camalli, con carichi di lavoro crescenti e una esasperata ricerca della produttività. Se l’aumento delle produttività è annoverato tra i fattori che rendono più competitivo il nostro scalo occorre, dal nostro punto di vista, porre attenzione a come questo aumento si realizza. Occorre ragionare sulla sicurezza, sui tempi di guida e fare attenzione a quale organizzazione del lavoro si sta lentamente affermando sulle banchine. Ci preoccupa, ad esempio, la forte pressione dei terminal per ottenere una crescente flessibilità dei lavoratori che va ben oltre quella prevista dal Contratto (CCNL) dei porti, una martellante ricerca di risparmiare sul costo del lavoro che sta ingenerando una concorrenza tra lavoratori che riteniamo inaccettabile e dannosa per tutti i lavoratori del porto”.
E ancora: “A gennaio l’assemblea dei soci ha deliberato con larghissimo consenso l’aggiornamento del Piano di risanamento e sviluppo e l’accordo d’investimento sugli SFP. La stipula di nuovi contratti coi terminal operators, al fine di ottenere tariffe di equilibrio, è uno dei cardini di quanto approvato. Alcuni contratti sono stati fatti, con altri operatori le trattative sono lente e faticose – scrivono ancora i sindacati – Rischia di essere una fatica inutile”.
E infine: “Quale garanzie di giornate lavorate e di continuità avrà la CULMV? Che affidabilità hanno dei soggetti che stipulano accordi di collaborazione e poi ricorrono a tutti i trucchi possibili per risparmiare sugli avviamenti? Che ruolo intende avere l’Autorità di Sistema Portuale in questo delicato momento? Che fine ha fatto il piano dell’organico porto? Il Porto di Genova è al centro di epocali investimenti per potenziare le infrastrutture, i collegamenti e le tutele ambientali. Tutte le grandi compagnie armatoriali scalano le nostre banchine, la quinta domanda è: nell’interesse generale del porto aprire una nuova stagione di conflittualità? Domande che hanno tutte bisogno di risposte, di soluzioni efficaci e veloci, che non si possono scaricare sui soci della CULMV i costi della pandemia.

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