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Mobilità sostenibile, ecologia e motori: il futuro passa anche (o soprattutto?) dall’idrogeno …

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Monaco di Baviera – Il piano di conversione dei motori endotermici in motori elettrici è cominciato ormai da qualche anno, pensando che l’unica alternativa sia la macchina elettrica ma ecco arrivare i primi modelli di autovetture con propulsore ad idrogeno.

Il boss di BMW Oliver Zipse ha inaugurato a Monaco di Baviera una sede per la realizzazione di veicoli a idrogeno con fuel cell, dando inizio alla fabbricazione della iX5 Hydrogen su piccola serie. Gli elementi delle celle a combustibile sono forniti dalla giapponese Toyota, che ha alle sue spalle una lunga esperienza al riguardo, ma la casa bavarese ha realizzato lo stack vero e proprio, integrando molte nuove componenti.

Ma come funziona un motore alimentato a idrogeno?

Nel caso della iX5 il gas compresso a 700 atmosfere viene alloggiato in due serbatoi per un totale di 6 kg (ogni kg di idrogeno contiene energia quanto 3 litri di benzina circa), fibre di carbonio rinforzate uniscono robustezza a leggerezza, accessoriati da una rete di sensori per monitorare temperatura e pressione e, attraverso un riduttore, il gas viene poi iniettato in una fuel cell (o cella a combustibile) insieme ad aria compressa presa dall’esterno, purificata e deumidificata.

L’ossigeno dell’aria si combina con l’idrogeno all’interno di una serie di piastre metalliche arricchite di platino, separate da una PEM (Proton Exchange Membrane) e la reazione che ne deriva è la produzione di vapore acqueo ed elettricità.

Lo svantaggio di questa tecnologia, ancora agli albori, è il rendimento che, se da un lato un sistema con batteria si può arrivare a superare il 90%, il passaggio idrogeno- fuel cell – batteria – motore difficilmente raggiunge il 50%, generando uno spreco di energia.

Il processo industriale di produzione più diffuso è lo steam reforming che parte dal metano per produrre idrogeno, ma richiede molta energia e genera parecchia anidride carbonica; quindi, non si può certo definire ecologico. Per produrre idrogeno “verde” il processo più efficiente è quello dell’elettrolisi dell’acqua, per il quale però occorre una grande quantità di energia elettrica che va prodotta con energie rinnovabili.

Da considerare ancora un grosso problema è la non presenza di distributori di idrogeno che, per quanto riguarda l’Italia, se ne trovano soltanto cinque su tutto il territorio. Se si riuscissero a risolvere questi due “grattacapi” la propulsione a idrogeno potrebbe diventare una valida alternativa alla macchina elettrica a batteria

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