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Navale, trasporto merci e reti ferroviarie i banchi di prova in Italia per l’idrogeno (ancora grigio)

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Roma – Nel 2019, la Commissione Europea ha pubblicato l’European Green Energy Deal (EGD) che, superando gli obiettivi assunti nel 2016, prevede una riduzione delle emissioni pari al 50-55% entro il 2030.

Quest’ultimo appare come un ambizioso piano di politica estera, in quanto la transizione ecologica dal carbonio coinvolgerà non solo l’Unione, ma ogni partner commerciale produttore di combustibili fossili, innescando profonde ripercussioni geopolitiche. Il Green Deal europeo è il basamento di un complesso sforzo nel tentativo di rendere il continente il primo al mondo a neutralità climatica entro il 2050. Per arrivare a ciò, sarà necessario ridefinire la catena di produzione energetica e il suo consumo, considerando che i ¾ del sistema energetico Eu si basano su combustibili fossili, mentre le energie rinnovabili si attestano sotto il 15%, soglia che dovrà inevitabilmente crescere notevolmente verso il 2050.

Sempre nel 2019, l’International Energy Agency (IEA), su richiesta del governo giapponese, ha prodotto un rapporto dal titolo The Future of Hydrogen, analizzando lo status attuale della risorsa e anticipandone le potenzialità future, prevedendo una crescita d’impiego della risorsa almeno del 13-14% entro il 2050, alla luce dei numerosi progetti di ricerca su quello che viene definito idrogeno pulito. L’European Clean Hydrogen Alliance mira infatti a svilupparlo, abbattendo i costi, e distribuirlo nel continente lungo una filiera che lo renda fruibile ad alti livelli.

Perché l’idrogeno? Primo elemento della tavola periodica, nonché il più abbondante in natura, l’idrogeno è divenuto oggetto di innumerevoli studi ed investimenti in tutto il mondo, per la sua versatilità e potenzialità d’impiego verso un futuro più green. Quest’ultimo può essere conservato per lunghi periodi di tempo a costi competitivi rispetto ai convenzionali sistemi di Energy Storage su larga scala. La sua leggerezza chimica lo rende più sicuro in caso di dispersione accidentale, considerando inoltre la sua inferiore infiammabilità rispetto ai classici combustibili.

L’’Italia ha definito il suo piano per la lotta al cambiamento climatico secondo due direttrici: la Strategia Energetica Nazionale del 2017 e il Piano Nazionale Integrato per l’energia ed il Clima risalente al 2019 (PNIEC). Quest’ultimo, si configura come uno dei pilastri fondanti il percorso di de-carbonizzazione sul territorio nazionale, i cui obiettivi si conformano a quelli previsti dall’Unione Europea per il 2030.

Al suo interno è possibile riscontrare particolare attenzione per l’idrogeno e per le sue potenzialità energetiche, stimando che possa arrivare a coprire ¼ del fabbisogno nazionale entro il 2050. Istituito il Ministero per la Transizione Ecologica (MITE) al contempo il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) ha quantificato i costi dello sviluppo di un’economia basata sull’idrogeno a basse emissioni, pari a 10 miliardi di euro da destinare a investimenti nel decennio 2020-2030. I

Il Governo, inoltre, al fine di incentivarne il mercato, ha previsto il raggiungimento della capacità di 5 GW di elettrolisi entro il prossimo decennio. Attualmente il consumo di idrogeno (prevalentemente grigio) in Italia è limitato ai settori della chimica e della raffinazione. Uno dei primi terreni di prova per un suo utilizzo su larga scala, è il settore navale, nell’ambito del quale sono presenti nuove tecnologie per l’impiego della risorsa come combustibile nelle turbine a gas.

Il trasporto pubblico si configura come un ulteriore banco d’esame, specie per le tratte a lunga percorrenza, nel trasporto di merci e nelle reti ferroviarie. L’idrogeno si impone dunque come valido percorso verso la de-carbonizzazione dei settori industriali e dei trasporti. Tuttavia, l’attuale quadro normativo della produzione di idrogeno nel territorio nazionale, sebbene destinato ad ampliamenti giuridici, comprende solamente quella derivante da combustibili fossili, il così detto idrogeno grigio.

Fonte: Noemi Sanna e Thomas Bastianelli che in Geopolitica.Info hanno scritto un ben strutturato e completo articolo sulla situazione pre e post Glasgow, utilissimo per una sintesi su quanto sta accadendo in Italia e non solo.

 

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