Ultimi Articoli

RINA, ABB e Wärtsilä, con Helbio (Metacon) e Registro Navale della Liberia: così le navi alimentate a GNL potranno essere convertite all’idrogeno autoprodotto

Condividi su facebook
Condividi su linkedin
Condividi su twitter
Tempo di lettura: 2 minuti

Genova – Il passaggio dell’industria marittima a un nuovo fuel non è semplice, anzi è complessa e richiede tempo e importanti investimenti. Lo vanno ripetendo gli attori di prima linea in questa sfida epocale.

Tra l’altro è un passaggio che deve contare su nuove infrastrutture di terra dedicate. In un recente intervento su Ship2Shore Magazine si fa opportunamente notare che è un video già visto con l’introduzione del  GNL . Il che fa pensare che lo stesso percorso si ripeterà anche con l’idrogeno, che è indicata come la soluzione più efficace per de-carbonizzare lo shipping.

Complessità dunque notevoli sia di tecnologiche che logistiche vanno dunque e comunque affrontate e risolte.

RINA, ABB e Wärtsilä, con Helbio (Metacon), il Registro Navale della Liberia e una major energetica hanno così di fare team  per cercare di semplificare queste oggettive difficoltà.

Si è deciso che i partner del team  lavoreranno nei rispettivi ambiti di competenza per consentire alle navi oggi alimentate a GNL di ‘switchare’ in modo piuttosto semplice all’idrogeno, combustibile prodotto a bordo non richiedendo infrastrutture terrestri né per la distribuzione né il bunkeraggio.

La tecnologia alla base di questa ipotesi è la creazione di  sistema in grado di utilizzare il gas naturale liquefatto già presente a bordo per produrre H2 e CO2 tramite steam reforming. L’idrogeno potrà quindi essere utilizzato come fuel nel motore a combustione o per alimentare fuel cell, mentre la CO2 verrà liquefatta e potrebbe essere a sua volta utilizzate come combustibile, o scaricata a terra in appositi centri di ricezione, o, nel caso di applicazione del sistema su navi cisterna, utilizzata come gas inerte per la gestione del carico.

Risultato? “L’installazione dell’equipment – che consentirebbe agli armatori di rispettare i target di riduzione delle emissioni fissati dall’IMO per il 2050 con investimenti contenuti e riadattando unità già operative – potrà avvenire in fasi progressive, durante le soste in dry dock programmate per la manutenzione ordinaria. La durata dell’upgrade delle navi potrà essere stabilita dall’armatore, modulando la frequenza e l’intensità degli interventi in relazione agli obbiettivi ambientali che si intendono perseguire”.

I promotori hanno definito questo approccio spiegato qui a grandi linee “rivoluzionario”, in quanto consente di abbattere fino ad azzerarle, le emissioni navali, utilizzando come feedstock soltanto il GNL – il cui bunkeraggio è già realtà in molti porti del mondo – evitando la necessità di realizzare una nuova e costosa supply chain per l’idrogeno.

Fonte: Ship2Shore Magazine on line di economia del mare e dei trasporti

Tutti i diritti sono riservati

Iscriviti alla nostra newsletter

Privacy Policy

Iscriviti alla nostra newsletter

Altri Articoli Pubblicati

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi