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ShipMag dedica il terzo capitolo della sua inchiesta al Porto della Spezia

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Tempo di lettura: 3 minuti

ShipMag ha fatto tappa, con Emanuele Gerboni, nel porto della Spezia per scrivere il Terzo capitolo della sua interessante inchiesta sulla portualità e sulla logistica in Italia.

E l’ha fatta con un colloquio-intervista al presidente Mario Sommariva che ha ribadito con un messaggio peraltro già più volte espresso e largamente condiviso: cioè che la transizione deve essere governata. Per Sommariva – si legge nell’intervista – “La svolta green deve essere totale anche nella filosofia perché – ha detto tra l’altro – “non credo sia possibile pensare ad uno sviluppo del porto senza che tale sviluppo sia concepito in modo sostenibile”.

Per Mario Sommariva, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, è una rivoluzione che può portare “maggiore occupazione e ‘nuovi mestieri’ ma data la complessità di un simile processo è necessario che la transizione sia “governata” ed accompagnata da adeguate protezioni sociali”.

Ecco alcuni punti salienti del Sommariva pensiero: “Sarà la stessa competitività ad essere “green” …  tenuto conto che “acquistano sempre maggior valore le imprese che sviluppano le proprie attività secondo modelli sostenibili”.

A ancora: “E’ un processo inevitabile anche nei porti. Bisogna solo capire in quanto tempo riusciremo, come porti italiani, ad essere in grado di migliorare le nostre prestazioni in termini di riduzione delle emissioni e di transizione energetica. Da questo dipenderà la nostra capacità di tenere il passo dei porti nord-europei che da maggior tempo perseguono l’idea dello sviluppo “green”.

Rileva anche il presidente che “non sia possibile pensare ad uno sviluppo del porto senza che sia concepito in modo sostenibile”, che “in pratica vuol dire che servono interventi di sostenibilità ambientale a tutto campo: nelle modalità di costruzione delle infrastrutture e di effettuazione dei dragaggi, nelle modalità di gestione delle emissioni da parte delle navi, ivi compresi i servizi tecnico nautici, nel funzionamento degli equipment delle imprese e dei terminalisti, nella scelta delle fonti rinnovabili per l’energia consumata in porto, nell’adozione di piani di efficientamento e risparmio energetico per gli edifici e l’illuminazione pubblica, nella scelta del treno come modalità crescente di inoltro delle merci da e per il porto, nell’adozione di piani per una migliore gestione dell’autotrasporto privilegiando l’utilizzo di mezzi a minore impatto sul piano delle emissioni”.

 

 

Quali sono gli interventi da fare negli scali italiani per attuare la rivoluzione green?
“Credo che innanzi tutto si debba prendere coscienza che, con l’approvazione del Next Generation EU e dei provvedimenti finanziari conseguenti, il tema della sostenibilità ambientale si è integrato completamente nella politica di sviluppo dei porti. In altri termini non credo sia possibile pensare ad uno sviluppo del porto senza che tale sviluppo sia concepito in modo sostenibile. Tradotto in pratica vuol dire che servono interventi di sostenibilità ambientale a tutto campo: nelle modalità di costruzione delle infrastrutture e di effettuazione dei dragaggi, nelle modalità di gestione delle emissioni da parte delle navi, ivi compresi i servizi tecnico nautici, nel funzionamento degli equipment delle imprese e dei terminalisti, nella scelta delle fonti rinnovabili per l’energia consumata in porto, nell’adozione di piani di efficientamento e risparmio energetico per gli edifici e l’illuminazione pubblica, nella scelta del treno come modalità crescente di inoltro delle merci da e per il porto, nell’adozione di piani per una migliore gestione dell’autotrasporto privilegiando l’utilizzo di mezzi a minore impatto sul piano delle emissioni”

Quali potranno essere i benefici dal punto di vista economico e occupazionale per i porti? Ci sono delle stime su possibile aumento occupazione?
“E’ una domanda alla quale è difficile oggi dare una risposta. L’economia “green” può creare maggiore occupazione e nuovi “mestieri” ma poiché si tratta di un processo di transizione occorre una grande attenzione all’attenzione dei processi di trasformazione e riorganizzazione del lavoro connessi ad una simile prospettiva. La sostenibilità ambientale nei porti non è per nulla disgiunta dalla digitalizzazione e dall’incremento dell’automazione. Ma data la complessità di un simile processo è necessario che la transizione sia “governata” ed accompagnata da adeguate protezioni sociali. Gli stessi concetti di produttività ed efficienza potranno cambiare. Insomma occorre una grande attenzione ed una grande flessibilità nelle decisioni”.

Grazie a questa trasformazione green, il sistema portuale italiano potrà diventare più appetibile rispetto ai competitor del Nord Europa?
“Non vi è dubbio, come ho già detto precedentemente, che oggi ed ancor più nell’immediato domani, sarà la stessa competitività ad essere “green”. Sappiamo come, a livello internazionale e dei mercati finanziari, acquistano sempre maggior valore le imprese che sviluppano le proprie attività secondo modelli sostenibili. E’ un processo inevitabile anche nei porti. Bisogna solo capire in quanto tempo riusciremo, come porti italiani, ad essere in grado di migliorare sensibilmente le nostre prestazioni in termini di riduzione delle emissioni e di transizione energetica. Da questo dipenderà la nostra capacità di tenere il passo dei porti nord-europei che da maggior tempo perseguono l’idea dello sviluppo “green”.

 

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