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Tutti i titoli delle pagine culturali dei giornali di oggi sono per lui, il “ragazzo” di Sarzana che ha vinto il Campiello

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Venezia – “Non me lo aspettavo, non mi sono nemmeno preparato un discorso. Grazie a chi ha creduto in me, vengo dal nulla, ho girato l’angolo giusto ieri” ha commentato  Bernardo Zannoni, 27 anni, di Sarzana, sul palco della Fenice da vincitore del Premio Campiello.

di Enzo Millepiedi

Ho iniziato la conoscenza di Bernardo dai racconti dello zio con il quale mi trovo spesso a conversare nelle nostre uscite con i cani. La conoscenza di un ragazzo determinato a seguire la sua passione, a diventare uno scrittore.  E’ lo zio che mi ha fatto sapere in tempo reale che il nipote era entrato nella cinquina del Campiello con la sua opera prima, un libro che parla, anzi che fa parlare gli animali, con protagonista una faina, una faina zoppa.

Mentre con lo zio ci eravamo messi in attesa della serata finale alla Fenice, incrociando le dita, ma con una fondata convinzione che sarebbe potuto anche accadere, ho avuto l’occasione di raccontare del libro a un’amica che mi ha stupito in contropiede: lo conosco, l’ho letto, è bello, è scritto bene. Rafforzando così la mia attenzione sul Campiello formato Bernardo.

Che ha vinto con il voto popolare dei lettori anonimi e con grande distacco dagli altri finalisti: ottenendo 101 voti su 275 votanti.  Una vittoria netta, come si suole dire, che lo ha fatto chiamare sul palco della Fenice per ricevere la ‘”Vera da pazzo” (nella foto), simbolo del prestigioso riconoscimento letterario promosso da Confindustria Veneto.

“Ero talmente convinto che non avrei vinto, che non avevo nemmeno preparato il discorso”, sono state le prime parole dette con commozione da Zannoni.

E ancora: “Vengo quasi da nulla e ringrazio chi ha creduto in me. E’ la mia prima opera pubblicata ed ho già fatto un casino”.

E ancora ancora: “La mia vita è cambiata al cento per cento, sono molto contento.  Dopo varie esperienze di composizione – canzoni, poesie, sceneggiature ho avuto il coraggio di ritornare alla prosa, più faticosa e complicata. L’Italia può essere un Paese per giovani che hanno voglia di leggere, formarsi e imparare. Studio ed educazione sono fondamentali”.

Io ho aspettato questa mattina per leggere i quotidiani. Tutti i titoli delle pagine culturali sono ovviamente per Bernardo Zannoni e per quel suo primo libro iniziato a scrivere a 21 anni come ha raccontato ieri sera lui stesso: “Volevo fare un romanzo su una volpe, le faine sono un po’ come le volpi, ma meno conosciute e così ho pensato: ‘perché non una faina? E’ più originale, meno scontata” ha raccontato”.

Ha vinto “un ragazzo di 27 anni che ha cominciato a scrivere a 21 anni un libro che parla di un animale in un Paese che si sa non è un Paese per giovani” ha commentato il presidente della Giuria dei Letterati Walter Veltroni. che aveva inserito con “I miei stupidi intenti” (Sellerio) tra i cinque finalisti sottoposti al giudizio e al voto di lettori anonimi.

Al secondo posto si è classificata “La foglia di fico. Storie di alberi, donne, uomini” (Einaudi) di Antonio Pascale, 54 voti, in cui lo scrittore si affida alle piante e dedica ogni capitolo a un albero per raccontare il desiderio di vivere e amare, la forza, la compassione. Al terzo Elena Stancanelli con ‘Il tuffatore” (La nave di Teseo), 46 voti, in cui racconta la parabola di Raul Gardini che diventa il simbolo di una generazione scomparsa. Al quarto Fabio Bacà con ‘Nova (Adelphi), 43 voti e al quinto Daniela Ranieri con “Stradario aggiornato di tutti i miei baci” (Ponte alle Grazie), 31 voti.

 

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