I dazi Usa e il domino sulla supply chain italiana: effetti a catena da non sottovalutare

Il 1° agosto è arrivato. Nonostante non ci siano le firme ufficiali sull’accordo con l’Europa, il tempo dell’attesa è considerato compiuto sui dazi americani che dunque cominceranno a scattare. E sui quali c’è un aspetto al quale non si presta l’attenzione dovuta, cioè l’effetto domino che essi potranno avere sulla supply chain italiana: effetto a catena da sottovalutare.

di Salvatore Avena

Dal 1° agosto, gli Stati Uniti introdurranno dazi del 15% su una vasta gamma di prodotti importati. Una notizia che, a prima vista, sembra riguardare solo le aziende che esportano direttamente in America. Ma in realtà, l’impatto rischia di essere ben più ampio, tanto da far temere il travolgimento anche anche della stessa supply chain italiana. Da cima a fondo: dai trasporti logistica alle operazioni doganali e portuali.

La prima considerazione da fare è che non si tratta solo di protezionismo spinto per salvaguardare il mercato interno degli Usa, ma di una mossa che – stando agli economisti – finirà per colpire anche settori e mercati che con l’export verso gli Stati Uniti c’entrano poco o nulla. Il motivo? E’ presto individuabile: anche le nostre imprese sono parte di un sistema produttivo globale, nel quale i fornitori spesso lavorano su più mercati contemporaneamente. Il rischio, dunque, è che un aumento così improvviso e pesante dei costi si rifletta a cascata su tutta la filiera, anche su chi vende altrove.

La seconda considerazione, già richiamata in precedenza, è che in Italia sono molte le imprese che lavorano con il metodo “ex works”: il compratore prende in carico tutti i costi e i rischi fin da quando la merce lascia lo stabilimento. Tradotto: se i dazi fanno salire i prezzi, questi rincari si abbattono direttamente sugli acquirenti, che poi li rimbalzano lungo tutta la catena di produzione.

Ma non finisce qui. Anche chi si occupa di imballaggi o di logistica subirà aumenti. Per cui, se fornitori e trasportatori devono pagare di più, questi costi finiranno per gravare su tutti, anche su chi esporta in continenti diversi dagli Stati Uniti.

Il vero rischio, dunque, sta nel sottovalutare questi effetti a catena. Spesso si parla solo delle materie prime o dei prodotti spediti oltre oceano, lasciando in ombra l’impatto sistemico che i dazi possono avere su tutti i passaggi della filiera logistica. Con la conseguenza che se le aziende non si attrezzano per tempo rischiano di non riuscire a diversificare mercati, innovare o rafforzare rapporti commerciali alternativi.

In sintesi: le tariffe americane vanno viste come una questione globale, non più solo bilaterale tra USA e Italia o UE in quanto le ripercussioni possono essere molto più ampie, accelerate inoltre dai movimenti del dollaro e dal rischio di nuova inflazione che, secondo gli analisti, è già dietro l’angolo.

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