Costi in aumento sulle rotte di mare e cielo bloccate o deviate dall’escalation militare

Washington  – L’escalation dell’operazione “Epic Fury” e la risposta iraniana ha già portato alla chiusura o alla restrizione di spazi marittimi e di numerosi spazi aerei in Medio Oriente.

L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) raccomanda di evitare Iran, Iraq, Israele, Golfo e parte dell’Arabia Saudita, a causa del rischio missili, droni e difese antiaeree a tutte le quote.

Per il trasporto merci e passeggeri (sono 5mila i voli cancellati)  l’impatto è  stato immediato sui super hub del Golfo – Dubai, Abu Dhabi, Doha – perno dei flussi Europa-Asia. Nei Paesi più colpiti sono scattati tagli drastici: fino al 100 per cento in Iran e Siria, forti riduzioni in Iraq e Israele. E la crisi si somma a quella dei corridoi già stressati dalla chiusura dello spazio aereo russo e ucraino dal 2022.

Il blocco aereo si aggiunge a quello marittimo attorno a Hormuz. Il rischio rincari è del 20-30% rispetto al 2024 per le merci dirottate sugli aerei che, allungando le rotte, aumentano i costi (più ore di volo, carburante, equipaggi) su corridoi aperti sulle alternative via Asia centrale o Africa Invitabile l’accettazione selettiva delle spedizioni.

Nella cartina d Blitz quotidiano la situazione dei cieli sopra l’area di crisi.

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