Stretto di Hormuz – Nell’area dello Stretto di Hormuz si naviga proprio a vista nel senso che a farlo da padrone è ancora il caos.
Che altro pensare della riapertura durata due giorni, del blocco subito dopo imposto dai Pasdaran iraniani e dell’incertezza di quanto accadrà domani?
Per dare contezza della situazione basti rilevare che nello Stretto nel quale erano solite transitare 120 navi al giorno alla notizia della riapertura sono riuscite a passare solo dodici navi, compresa come si è visto, la nave da crociera Euribia di Msc, ora in viaggio verso il Nord Europa, che navigando a una velocità di 22 nodi ha preceduto un convoglio di altre navi da crociera, la Celestyal Journey, la Mein Schiff 4 e la Mein Schiff 5 della Tui Cruises, tra le sei rimaste bloccate allo scoppio della crisi. Tra le nav italiane è ancora bloccata, invece nel Golfo Persico la car carrier “Grande Torino” del Gruppo Grimaldi.
Anche una dozzina di petroliere è riuscita ad attraversare lo Stretto di Hormuz in direzione dell’Oceano Indiano prima che l’Iran reintroducesse le restrizioni oggi e aprisse il fuoco su tre navi mercantili che hanno riferito di essere state colpite.
Così molte altre navi che stavano per oltrepassare lo Stretto sono dovute rientrare nel Golfo Persico tra le quali due petroliere indiane con il loro carico di due milioni di barili di petrolio iracheno per le quali Nuova Delhi che ha convocato subito l’ambasciatore iraniano.
Risultano così di nuovo e ancora bloccati ormai da oltre cinquanta giorni con le navi dai 15 ai 20mila marittimi di tutto il mondo da quando è scoppiata la guerra e con essa il blocco. E tra loro ci sono almeno 250 italiani, come ha ricordato da Genova in questi giorni Mauro Scognamillo, segretario generale della FIT CISL Liguria avvertendo che “stanno finendo le scorte di cibo, gli approvvigionamenti sono estremamente difficili, stanno finendo addirittura l’acqua, però con i dissalatori a bordo riescono ad andare avanti”.





