Aktè – Laboratorio del Mare al Castello San Giorgio “La Fase Lenta”

LERICI – Il Castello San Giorgio apre le proprie sale e i suoi spazi all’aperto all’arte contemporanea con La Fase Lenta, progetto dell’artista Federica Mambrini, in mostra dal 26 luglio al 4 ottobre 2026 nell’ambito di Aktè – Laboratorio del Mare.

L’inaugurazione è in programma domenica 26 luglio alle ore 11.30, con una visita guidata all’esposizione seguita da un brunch. Il Comune di Lerici è partner del progetto fin dalle fasi di progettazione della proposta con cui Spazi Fotografici ha ottenuto il finanziamento del Bando Starter 2025 della Fondazione Compagnia di San Paolo, insieme ai Comuni di Ameglia, La Spezia e Portovenere e a una qualificata rete di partner istituzionali e privati, tra cui CNR, Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, Confartigianato e altri soggetti del territorio.

Aktè nasce con l’obiettivo di raccontare i temi dell’ambiente e della sostenibilità attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea. Quattro importanti fotografi italiani sono stati chiamati a sviluppare altrettante residenze artistiche sul Golfo della Spezia. A Lerici il percorso è stato affidato a Federica Mambrini, che ha scelto di indagare il tema dell’erosione come fenomeno naturale, culturale e percettivo.

Il progetto prende avvio dalle colonne romane adagiate sui fondali della Caletta di Lerici, cadute nel I secolo d.C., e individua nel carbonato di calcio il filo conduttore della ricerca: la materia di cui sono composte le colonne, le scogliere tra Punta Bianca e Tellaro e le strutture sperimentali realizzate con gusci di mitili e ostriche per favorire il ripopolamento dei fondali marini. Una materia antichissima che lega archeologia, ambiente, architettura e paesaggio. La riflessione si amplia poi allo sguardo collettivo sul territorio. Attraverso lo studio delle cartoline storiche conservate negli archivi della Soprintendenza della Liguria, Mambrini mette in discussione l’immaginario turistico, mostrando come le immagini riprodotte e diffuse nel tempo abbiano progressivamente definito ciò che merita di essere osservato, generando una sorta di “erosione dello sguardo”. Durante il periodo della ricerca, la frana che ha interessato il centro storico di Lerici diventa parte integrante del progetto artistico. L’artista la documenta attraverso una composizione di nove fotografie realizzate con l’antica tecnica della stampa al sale. Le immagini non vengono fissate con i tradizionali procedimenti chimici e rimangono così sensibili alla luce, destinate a modificarsi lentamente nel tempo, trasformando l’erosione in parte stessa dell’opera.

L’esposizione comprende tre lavori. All’interno del Castello sarà collocata la composizione fotografica, mentre sulla battagliola troveranno posto un grande libro d’artista, delle dimensioni di 50×70 centimetri, e una scultura realizzata in carbonato di calcio e residui di gusci di mitili e ostriche. Entrambe le opere sono state concepite per rimanere esposte agli agenti atmosferici e continuare il proprio processo di trasformazione durante tutto il periodo della mostra. La collocazione, studiata appositamente e non invasiva rispetto alla fruizione del monumento, consentirà al pubblico di osservare un’opera che continua a evolversi nel tempo. L’esposizione rappresenta una tappa del più ampio percorso di Aktè – Laboratorio del Mare, che coinvolge anche gli artisti Fabrizio Bellomo a La Spezia, Alessandro Truffa a Portovenere e Ilaria Turba ad Ameglia. Le opere realizzate durante le residenze saranno acquisite dal progetto e donate alle rispettive comunità nel corso degli eventi conclusivi in programma il 3 e 4 ottobre 2026.

“L’erosione è un fenomeno che conosciamo bene e che oggi, anche alla luce dei cambiamenti climatici, rappresenta una delle sfide più importanti per chi si occupa della tutela del territorio”, dichiara Marco Russo, sindaco di Lerici che continua: “Questo progetto, che unisce ricerca artistica, riflessione scientifica e sensibilizzazione ambientale, racconta il nostro territorio con uno sguardo originale, mettendo in dialogo storia, paesaggio e contemporaneità.

Ma soprattutto ci ricorda che proteggere un luogo significa anzitutto comprenderne i processi di trasformazione. Ospitare questa mostra al Castello San Giorgio significa rafforzare la vocazione di Lerici come luogo in cui cultura, ambiente e patrimonio dialogano, contribuendo a costruire una maggiore consapevolezza del valore del nostro paesaggio e della responsabilità che tutti abbiamo nel tutelarlo. 

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