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Approvata la delibera sugli ambiti prioritari di azione e adattamento ai cambiamenti climatici

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Approvata all’unanimità dal consiglio la delibera che definisce gli ambiti prioritari di azione integrata e adattamento ai cambiamenti climatici a livello regionale.

La strategia recepisce i risultati del lavoro di ricerca della Fondazione Cima che ha sviluppato i modelli e le proiezioni sulla base dei dati storici regionali forniti da Arpal, identificando le aree regionali con maggiori variazioni di temperatura e precipitazioni.

Sulla base dei dati storici regionali resi disponibili dall’Arpal e della suite modellistica ad alta risoluzione Wrf, è stato sviluppato – in coerenza con le linee guida nazionali – uno studio degli scenari climatici di maggior dettaglio spaziale rispetto a quanto contenuto nel Piano Nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e riferibile al territorio ligure e relativamente al RCP 8.5 (scenario dove non si tiene conto di misure di contrasto).

«È importante sottolineare e ricordare – spiega Anna Napoli, ricercatrice di Fondazione Cima e dottoranda dell’Università di Genova – come la Liguria sia la regione geografica nella quale ricadono alcune delle aree con i più elevati valori di intensità di precipitazione dell’intera Europa occidentale. Questo “record” è causato, almeno in parte, dalla sua conformazione territoriale, che richiede un’attenta analisi delle vulnerabilità e degli impatti. È importante evidenziare come le montagne risentano maggiormente degli effetti del cambiamento climatico e come la conformazione ad arco della regione e la vicinanza tra mare e territorio montuoso caratterizzino il clima e gli eventi estremi sul territorio. Questo studio permette di iniziare a indicare e a definire le aree in regione soggette a maggiori variazioni di temperatura e/o precipitazione. Nel tempo, potremo usare altri scenari e ulteriori modelli per definire valori di incertezze climatiche più robusti».

Le precipitazioni mostrano un differente comportamento tra  Levante e Ponente: mentre il Levante parrebbe più soggetto a un aumento sia dell’intensità della precipitazione estrema che della frequenza dei giorni piovosi, il Ponente potrebbe essere più esposto a una diminuzione delle precipitazioni. Le variazioni delle temperature mostrano come le alte quote potrebbero risentire particolarmente del cambiamento climatico, specialmente in termini di una diminuzione delle nevicate annuali.

«Andremo incontro verso un clima più caldo, più siccitoso e probabilmente con più eventi estremi di precipitazione come quelli osservati ad inizio ottobre – dichiara Luca Ferraris, docente dell’Università di Genova e presidente di Fondazione Cima –. Il ruolo della scienza è quello di essere a supporto dello sviluppo sostenibile della nostra regione, molto bella e altrettanto fragile, per non commettere più gli errori del passato».

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