Gaeta – Il 29 aprile il primo appuntamento del percorso 2026 metterà al centro una visione evoluta della portualità turistica: marina come spazi di accessibilità, educazione al mare, sostenibilità e valore per le comunità
Ci sono luoghi in cui il mare non è soltanto paesaggio o infrastruttura, ma occasione concreta di partecipazione, crescita e sviluppo condiviso. È da questa idea che prende forma “Il mare che include: sport, ambiente e territorio come leve della portualità turistica del futuro”, l’evento in programma il 29 aprile 2026 alla Base Nautica Flavio Gioia di Gaeta, primo appuntamento del circuito Blue Marina Awards 2026.
L’incontro nasce con un obiettivo preciso: proporre una riflessione autorevole e attuale sul ruolo dei marina non soltanto come approdi e nodi di servizio, ma come infrastrutture capaci di generare valore sociale, culturale e ambientale, in dialogo con il territorio, con le comunità e con le nuove sensibilità che stanno ridefinendo il rapporto tra economia del mare e interesse collettivo.
Nel dibattito contemporaneo sulla Blue Economy, si parla spesso di transizione, innovazione e sostenibilità. Più raramente, però, si mette davvero al centro il tema di come la portualità turistica possa diventare anche spazio di accessibilità, inclusione, educazione al mare e costruzione di legami territoriali. È proprio su questo terreno che l’appuntamento di Gaeta intende portare un contributo concreto, mettendo attorno allo stesso tavolo istituzioni, operatori, mondo dello sport, realtà associative, professionisti e protagonisti dell’innovazione.
Il titolo scelto per l’evento non è casuale. “Il mare che include” richiama una visione in cui il mare diventa elemento che connette esperienze, competenze e responsabilità diverse: quelle di chi lavora per una nautica più sostenibile, di chi promuove lo sport come leva educativa e culturale, di chi opera per rendere gli spazi e le opportunità più accessibili, di chi vede nei marina una piattaforma concreta per la valorizzazione del territorio. Questa prospettiva emerge con chiarezza anche nei temi previsti dal confronto, che attraversano sport e vela, inclusione, parasailing, tutela ambientale, educazione al mare, innovazione, mobilità sostenibile e strumenti per realizzare progetti.
La scelta della Base Nautica Flavio Gioia come sede del primo appuntamento 2026 appare particolarmente significativa. Gaeta è infatti un contesto in cui il rapporto tra mare, identità territoriale, attività sportive e cultura nautica si manifesta in modo evidente, offrendo una cornice coerente per discutere di una portualità turistica sempre più aperta, responsabile e integrata con le esigenze della società contemporanea. L’evento punta così a evidenziare come i marina possano evolvere da semplici infrastrutture funzionali a presìdi attivi di partecipazione, sostenibilità e sviluppo locale.
Il format sarà costruito come un momento di confronto dinamico e coinvolgente, capace di valorizzare contenuti operativi, visioni istituzionali e testimonianze concrete. Sul palco si alterneranno interlocutori provenienti da ambiti differenti ma complementari: rappresentanti istituzionali, esponenti del mondo sportivo e velico, attori impegnati sui temi dell’inclusione, della tutela ambientale, dell’innovazione e della mobilità sostenibile. Una pluralità di voci che restituisce bene la complessità, ma anche il potenziale, della portualità turistica del futuro.
In questo senso, l’evento di Gaeta non si limita ad aprire il calendario 2026 dei Blue Marina Awards, ma ne chiarisce anche l’impostazione culturale: mettere al centro la capacità della portualità turistica di dialogare con le sfide più rilevanti del presente, dall’ambiente all’accessibilità, dalla qualità dello spazio marittimo alla costruzione di un rapporto più evoluto tra infrastrutture, persone e territori.
A Gaeta, il mare diventa così il punto di incontro tra visioni e responsabilità differenti, ma complementari: quelle delle istituzioni, dei marina, dello sport, dell’associazionismo, dell’innovazione e della tutela ambientale. Perché la portualità turistica del futuro non si misura solo nella qualità delle infrastrutture, ma anche nella capacità di generare inclusione, cultura del mare e valore condiviso per i territori.




