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Carburanti e accise: da cosa è composto veramente il prezzo della benzina?

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Roma – Durante l’inizio della pandemia di COVID-19 abbiamo assistito a scene davanti ai distributori dove il prezzo della benzina raggiungeva verosimilmente 1,20 euro al litro ma, se il prezzo del petrolio ad aprile 2020 era di pochi dollari al barile fino a raggiungere un valore negativo, allora perché non abbiamo mai fatto rifornimento gratis?

Attualmente il suo costo si aggira a 1,75 Euro al litro, di cui 0,73 di accise, 0,31 di IVA, 0,59 di materia prima e 0,11 di margine lordo ma a chi vanno veramente questi soldi?
Le prime due voci entrano direttamente nella casse dello Stato, il costo delle materie prime va alle compagnie petrolifere mentre nell’ultima voce i ricavi vanno al distributore.
Se ci trovassimo davanti ad un abbassamento ipotetico del petrolio del 90%, non si avrebbe specularmente un decremento del prezzo alle pompe analogo per via delle accise, che sono fisse di 73 centesimi e del margine lordo, anch’esso fisso ad 11 centesimi; se poi si aggiungesse l’IVA del 22% non avremmo mai un litro di benzina per meno di 1 euro, anche nell’assurdo caso in cui il petrolio si scambiasse a 0 (zero) dollari al barile.
All’interno dell’Unione Europea, l’Italia si piazza al secondo posto come Paese con le accise più’ alte mentre la medaglia d’oro spetta all’Olanda con ben 0,78 euro ogni litro
con un’IVA al 21%.
Uscendo dai confini europei, se ci trovassimo ad Hong Kong con la necessità di effettuerà rifornimento, la cifra da sborsare, ad oggi, ammonterebbe a poco meno di 3,00 dollari/litro; situazione opposta in Venezuela dove, grazie ad una legge degli anni ‘80 che poneva l’obiettivo di rendere quasi gratuita la benzina, il pieno si potrebbe fare con pochi centesimi.
Andare al distributore, almeno in Italia, e non tirare fuori il portafogli sembra essere un’ipotesi onirica ma se la futura politica decidesse di eliminare definitivamente le tanto discusse accise, troverebbe dalla sua parte il consenso di molti automobilisti italiani.

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