LA SPEZIA – I presidenti di Confartigianato Benessere, in rappresentanza di estetiste, acconciatori e tatuatori, hanno incontrato il Colonnello Massimiliano Re, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza, per affrontare il tema dell’abusivismo nel settore dei servizi alla persona.
Erano Presenti Daniela Ravagnam, Presidente Acconciatori, Mariangela Bei, Presidente Estetiste, Pasqualino Cardamone Presidente dell’Accademia Artistica Spezzina Acconciatori, Giuseppe de Lucia, Silvia Olandini e Antonella Simone dell’Area Sindacale.
L’abusivismo rappresenta una grave forma di concorrenza sleale: si tratta di lavoratori irregolari che operano al di fuori delle regole, causando danni significativi alle imprese regolari, alla sicurezza dei consumatori e alle casse dello Stato. Spesso si tratta di persone che svolgono attività completamente “in nero” oppure di lavoratori dipendenti che esercitano abusivamente una seconda attività per integrare il proprio reddito, non mancano inoltre i pensionati o le persone che hanno cessato l’attività e continuano a lavorare in nero.
L’incontro di ieri, promosso anche in vista della stagione estiva, persegue tre obiettivi principali: mettere in guardia i consumatori dai rischi derivanti dall’affidarsi a operatori improvvisati; valorizzare la qualità, la professionalità, la sicurezza e il rispetto delle norme garantiti dai veri artigiani; sollecitare le autorità competenti a intensificare le attività di controllo, repressione e contrasto all’evasione fiscale e contributiva.
Il fenomeno dell’abusivismo preoccupa anche nella nostra provincia, in particolare nei lavori svolti a domicilio e nelle località balneari, dove si registra la vendita di prodotti contraffatti e l’offerta irregolare di servizi alla persona, come massaggi, tatuaggi e acconciature.
Confartigianato Benessere intende sensibilizzare soprattutto cittadini, turisti, clienti e consumatori, ricordando che il successo dell’abusivismo è legato anche alle scelte degli acquirenti. Con il proprio denaro, infatti, chi si rivolge a operatori irregolari contribuisce ad alimentare un fenomeno che danneggia l’intera collettività.
«Questa non è la concorrenza che auspichiamo – sottolinea Giuseppe Menchelli Direttore di Confartigianato – le nostre imprese credono nel libero mercato, nella competenza e nella professionalità. Gli abusivi possono praticare prezzi più bassi soltanto perché non rispettano gli obblighi fiscali e contributivi, non applicano le norme sulla sicurezza e sull’igiene nei luoghi di lavoro e operano senza offrire adeguate garanzie ai consumatori».
L’associazione evidenzia inoltre come l’abusivismo sottragga importanti risorse allo Stato. «Il primo grande sconto praticato dagli abusivi è pari al 22% dell’IVA non versata – continua Menchelli – A questo si aggiungono IRPEF, IRAP e altri oneri fiscali e contributivi evasi. Si tratta di risorse che potrebbero essere utilizzate per garantire servizi migliori ai cittadini. Lo sconto dell’abusivo è quindi pagato dall’intera collettività e rappresenta una beffa per le imprese oneste, che rispettano tutte le regole, si assumono responsabilità verso clienti e Stato e spesso si trovano a competere in condizioni di evidente svantaggio».
“Le interlocuzioni con le associazioni di categoria del territorio sono fondamentali per avere la misura dell’ampiezza e della diffusione dei fenomeni nelle realtà in cui operiamo. Insieme è più agevole mettere a sistema le esperienze e le idee concrete, utili ad intensificare l’attività del Corpo verso coloro che non rispettano le regole – sottolinea il Col. Massimiliano Re – la Guardia di Finanza quotidianamente lavora sul territorio per arginare e combattere i fenomeni di abusivismo, che hanno molteplici sfaccettature: implicano in prima battuta un mancato gettito per l’erario, generano lavoro “nero” senza tutele e danno vita ad un fastidioso sistema di concorrenza sleale. Ringrazio Confartigianato per l’iniziativa che riguarda un settore in cui l’abusivismo comporta anche possibili rischi per la salute dei consumatori, derivanti dall’utilizzo di prodotti non sicuri e dall’impiego di personale non qualificato”





