Continua lo sciopero nei terminal Usa, già oltre 50 le navi in attesa nei porti

New York – C’è uno strumento legale negli Stati Uniti per imporre la fine di uno sciopero: è il “Taft-Hartley Act”, ma il presidente Biden ha fatto capire di non volervi ricorrere.

Si è comunque schierato con i portuali anche se ha anche dichiarato che non intende entrare nella vertenza che resta aperta e per la quale non si vede una conclusione almeno vicina. Non si parla più di giorni ma di settimane per poter arrivare ad un avvicinamento tra richieste salariali e quelle offerte, delle parti, la United States Maritime Aliance e l’International Longshoremen’s Association, ripartendo da una prima ipotesi di un aumento dei salari del cinquanta per cento della richiesta sindacale.

E sarebbero già più di cinquanta le portacontainer bloccate davanti ai terminal dei porti della costa orientale e del golfo statunitensi.

Per questo gli armatori stanno cominciando a pensare a piani di emergenza, anzi a ricorrere a tutte le vie alternative praticabili per far giungere a destinazione le merci, al netto delle difficoltà del transito nel Canale di Panama per raggiungere la costa occidentale. Così le prime navi avrebbero preso a navigare verso il Sud America e altre verso il Canada, dove peraltro sono in corso agitazioni sindacali anche se, almeno per ora, meno pesanti. Si parla anche di navi da utilizzare come magazzini galleggianti pronte a smistare i container su navi più piccole.

Comunque sia la congestione marittima è di nuovo prevedibile, come vanno già messi sulla bilancia gli extra costi che vanno ad incidere sulle tariffe in maniera consistente.

Tra i passati extra profitti delle compagnie e la richiesta attuale di un equo aggiornamento dei salari al momento c’è di mezzo più che un mare, l’oceano.

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