Gozzi a Bridge to Africa: l’Italia “ambasciatore gentile” nelle relazioni con il Nord Africa

LA SPEZIA – All’Auditorium Giorgio Bucchioni molto atteso era, nel contesto di “A Bridge to Africa”, il panel con Antonio Gozzispecial advisor di Confindustria con delega al Piano Mattei e all’autonomia strategica europea, che aveva già tenuto una corposa relazione in sede di Propeller.

“Nello scenario attuale del Mediterraneo, l’Italia, attraverso il Piano Mattei, si pone come ‘ambasciatore gentile’, capace di costruire relazioni fondate su una cooperazione simmetrica con i Paesi del Nord Africa. – ha detto Carlo Gozzi.- Confindustria ha avviato due linee d’azione molto chiare. La prima riguarda la formazione: stiamo mappando e coordinando percorsi che ci porteranno, entro la fine dell’anno, a formare 3.000 giovani all’interno delle imprese italiane, con programmi linguistici e professionali sviluppati insieme a Palazzo Chigi, LUISS ed ELIS. La seconda è la creazione di un osservatorio dedicato alle iniziative e ai criteri di procurement delle grandi imprese – da ENI a Terna, da Enel a Fincantieri – con l’obiettivo di accompagnare le PMI italiane nel mercato africano, nel rispetto dei principi di local content e reciprocità”.

L’imprenditore si è poi soffermato sull’attuale scenario della crisi di Hormuz che potrà portare “cambiamenti da cui deriverà una nuova centralità per il Mediterraneo soprattutto per l’attività marittima”.

Con questo Gozzi fa riferimento alla nascita di infrastrutture “capaci di mettere tutta l’economia dell’area in una situazione meno dipendente non solo dallo stretto di Hormuz ma anche dai passaggi nel Mar Rosso dallo stretto di Bab el Mandeb e da Suez”.

E secondo Gozzi: ”l’Italia può presentarsi forte di un vantaggio competitivo culturale che dobbiamo riconoscere e tradurre in fatti concreti. Le nostre attività non devono essere interpretate come neo coloniali. Se formiamo cento saldatori tunisini per un’industria italiana, dobbiamo formarne altri cento che rimarranno nel loro Paese”.

“I media occidentali – ha concluso – danno una lettura di ciò che sta succedendo molto unilaterale e che non aiuta a comprendere le cose nuove che avanzano e che riguardano direttamente il Mediterraneo. I Paesi del Golfo che sono stati colpiti senza ragione, o forse per una ragione, cioè gli Accordi di Abramo, spingono a bypassare Hormuz. Strade, ferrovie e gasdotti che ci dicono come quell’area vivrà un cambiamento da cui verrà nuova centralità del Mediterraneo nell’attività marittima”, sostiene Gozzi. L’imprenditore chiavarese sottolinea il ruolo della Marina Militare “che sarà strategico” e in generale la capacità italiana di farsi percepire come “ambasciatore gentile”.

A quel mix di competenza e soft skills innate che sembrano così poco di moda in questi mesi di manifestazioni muscolari inaugurate da Putin con l’Ucraina e seguite a Israele e Stati Uniti,  Gozzi ha offerto un immaginario ben diverso prspettato per aneddoti. Il primo: “Un nostro partner mi ha portato in un ristorante di Tunisi per poi farmi fare un giro nel quartiere in cui vivevano tre comunità, quelle cristiana, israelitica e mussulmana con le porte di casa sempre aperte. I loro bambini giocavano a calcio per le strade e le lingua del calcio era l’italiano che masticavano già da piccoli.

Altro aneddoto: noi chiamiamo Transmed il metanodotto che arriva dall’Algeria tramite la Tunisia e che ci permette oggi di sostituire il gas russo. Loro invece lo chiamano Gasdotto Mattei. Questo per dire che abbiamo un vantaggio competitivo culturale che dobbiamo riconoscere e tradurre in fatti concreti.

(2 – continua)

 

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