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L’allarme di sindacati: con la diga di Genova a rischio un miliardo di investimenti e l’occupazione di mille lavoratori

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Tempo di lettura: 2 minuti

Genova – Non si è fatto attendere il commento dei segretari generali di Filca nazionale Enzo Pelle e di Filca Liguria Andrea Tafaria sulla rinuncia delle due cordate interessate alla costruzione della nuova diga foranea del porto di Genova.

«La diga foranea del porto di Genova è un’opera fondamentale non solo per la città, ma per il sistema logistico di tutto il Paese. E non solo: il porto di Genova rappresenta una delle porte del Mediterraneo per l’Europa. La notizia del ritiro delle due cordate che avrebbero dovuto partecipare alla gara per realizzare la diga mette a rischio una delle opere pubbliche più imponenti del Paese, con un miliardo di investimenti e una stima di oltre 1.000 lavoratori per ognuno dei 5 anni necessari per realizzarla. Ci appelliamo al commissario straordinario Paolo Emilio Signorini perché ponga in essere da subito tutte le azioni idonee a rimettere in piedi la realizzazione dell’opera, che insieme al Terzo valico ha una valenza strategica senza precedenti per tutto il territorio».

La preoccupazione va anche verso le risorse del Pnrr a rischio: «Non possiamo tollerare che vadano perse queste risorse previste dal Pnrr – aggiungono – perché sono indispensabili per il rilancio delle costruzioni e consentiranno l’assunzione di migliaia di addetti, oltre a portare benefici in tutti i settori dell’economia. I lavori della diga foranea sarebbero dovuti iniziare a settembre: chiediamo a Signorini di convocare subito le organizzazioni sindacali – concludono Pelle e Tafaria – perché non c’è tempo da perdere, la diga non può allungare l’elenco delle tante opere italiane necessarie e mai realizzate».

Preoccupazione anche tra le fila della Uil: “Il mondo del lavoro – si legge nella nota sindacale di Uil Liguria, Fenel Uil, Uiltrasporti Liguria – manifesta grande preoccupazione per la rinuncia delle cordate interessate alla costruzione della Diga foranea di Genova. La mancata costruzione determina un arresto dello sviluppo di uno dei porti più importanti d’Europa. Negli scorsi anni, alcuni lavori come, per esempio, Calata Bettolo e il miglioramento della zona portuale di Sampierdarena sono stati svolti in funzione della diga. La diga è legata a opere strategiche il cui risultato in termini di costi benefici dipende dalla realizzazione della diga, come intermodalità, Gronda di Genova, trasporti e logistica, Terzo Valico che verranno sicuramente colpiti”.

“La presidente nazionale di Ance, Federica Brancaccio, aveva già scritto al presidente dell’Adsp del Mar Ligure Occidentale, Paolo Emilio Signorini, spiegando che l’importo base della gara che interessava la diga foranea era stato sottostimato rispetto ai costi per l’esecuzione in mare aperto dei lavori, ma anche per l’aumento delle materie prime e i tempi  per la costruzione. Nessuno ha ascoltato il monito. Ance aveva ventilato l’ipotesi che la gara potesse andare deserta. Il ministro Giovannini, dal canto suo, aveva invece dichiarato che gli extra costi avrebbero potuto essere assorbiti. In ogni caso, le imprese prima di impegnarsi chiedono di rivedere le condizioni. Che cosa è successo nel frattempo? Le scelte politiche possono ostacolare invece di favorire la realizzazione di un’opera strategica con tutte le conseguenze negative che questo comporta. Inserirla nel Pnrr ha implicato il restringimento dei tempi del cronoprogramma che avrebbero scoraggiato anche consorzi di impresa importanti. Ribadiamo la preoccupazione per crescita, sviluppo e lavoro e chiediamo alle istituzioni di far luce su quanto sta accadendo”.

Fonte: Business Journal Liguria

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