Roma – In Italia, il peso dei dazi sarà ancora peggiore rispetto ad altri Paesi europei e l’impatto negativo si farà sentire in modo particolare sulla catena logistica. Spieghiamo il perché.
di Enzo Millepiedi
E il fatto che l’impatto negativo si farà sentire in modo particolare sulla catena logistica è perché l’industria italiana lavora con il sistema dell’ex works, ovvero “franco fabbrica, che è uno dei termini di consegna internazionale codificati nell’Incoterms, termini che servono a identificare i diritti e i doveri delle parti coinvolte nell’import-export, la suddivisione dei costi di trasporto tra acquirente e venditore e anche i rischi di danno o perdita della merce.
Prendendo atto che la clausola Ex Works (Franco Fabbrica) nella realtà della logistica italiana riduce al minimo le obbligazioni e soprattutto i rischi e i costi in carico al venditore, essa ha come effetto o conseguenza il fatto che gli adempimenti sono in toto a carico del compratore, che non solo si assume tutti gli eventuali rischi ma che deve anche sostenere le spese di trasporto.
Si capisce così che la clausola contrattuale del “Franco Fabbrica” risulta essere il più vantaggioso per il venditore, il quale è chiamato solo a fornire la merce e la fattura commerciale al compratore, a consegnare la merce nel luogo indicato senza occuparsi di caricarla sul mezzo di trasporto e a fornire i documenti per il movimento della merce.
Fatta questa premessa essenziale bisogna ricordare che la struttura della catena logistica italiana è complessa e frammentata, organizzata con molte aziende e personale che operano con una propria autonomia di impresa. E che questa autonomia, sebbene possa offrire ampi gradi di flessibilità e innovazione, comporta anche una serie di conseguenze negative proprio alla luce della tempesta di dazi Usa.
Ognuna di queste aziende deve infatti affrontare i dazi in modo indipendente, senza poter beneficiare di una gestione centralizzata che potrebbe ottimizzare i processi e ridurre i costi. La frammentazione rende inoltre più difficile coordinare le risposte ai problemi che deriveranno dai dazi, causando inefficienze e ritardi.
E’ evidente quindi che la mancanza di una strategia unificata nel fronteggiare i dazi ha come conseguenza quella di amplificare i costi operativi, influenzando negativamente la competitività delle imprese italiane sul mercato globale. Le aziende devono spesso affrontare complessi adempimenti burocratici ed elevati costi di conformità, il che può scoraggiare gli investimenti e di conseguenza la crescita.
In conclusione, il sistema logistico frammentato e autonomo in Italia rende il peso dei dazi particolarmente oneroso, con ripercussioni significative sulle operazioni commerciali delle aziende e sulla competitività dell’economia nazionale.



