New York – Con lo sciopero per rivendicazioni salariali che bloccherà, negli Stati Uniti, i terminal dei porti della Costa Est e del Golfo del Messico si stima che a livello mondiale saranno 500mila i contenitori che non potranno sbarcare o raggiungere le destinazioni.
Per l’economia Usa si prevede un danno notevole se non gravissimo, danno che ricadrà sui consumatori e sugli esportatori, che vedranno aumentare il costo dei noli.
Riflessi si avranno anche sui nostri porti? E’ ovviamente prevedibile visto che gli Stati Uniti sono il primo partner commerciale dell’Italia fuori dall’Europa, crescono le preoccupazioni di esportatori e spedizionieri. Pesanti ripercussioni si estenderanno infatti a tutti i porti del Mediterraneo in quanto saranno a rischio, ogni settimana un qualcosa come 71.000 contenitori in arrivo e in partenza da e per la costa orientale degli Stati Uniti.
Come abbiamo già scritto ieri l’astensione dal lavoro, proclamata dall’lnternational Longshoremen’s Association investe 36 porti sulla costa orientale degli Stati Uniti e nell’area del Golfo del Messico, coinvolge 45 mila addetti e paralizzerà le attività di scali in grado di movimentare tra il 40 e il 50% dei volumi di tutti i porti statunitensi.
Lo sciopero si inserisce inoltre in un periodo cruciale per la politica statunitense: mancano 36 giorni alle elezioni presidenziali e il presidente uscente Biden ha dichiarato di non voler intervenire per fermare la protesta.
Uno sciopero di così vaste proporzioni però non potrà non entrare nella campagna elettorale.




