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“… Un gran lampo fu visto, e uno scoppio fu udito: poi la terra tremò …” e su San Terenzo si scatenò l’apocalisse

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SAN TERENZO – “… Un gran lampo fu visto, e uno scoppio fu udito: poi la terra tremò, i vetri volarono in schegge, e una tromba enorme d’aria s’abbatté sulle case degli uomini dormienti, aspirò, travolse, spazzò, spezzò, in un turbine, mentre una grandine di pietre, di massi, di piante, una pioggia di fango cadeva tutto all’intorno”.

“E poi non rimase, pochi istanti dopo, che un pauroso silenzio di morte – un attimo o un’eternità? – ché la terra e gli uomini parvero intontiti sotto il colpo, e poi le prime grida dei feriti squarciarono l’orribile silenzio”.

“Notte d’incubo. Si videro arrivare lungo le strade ingombre i primi fuggiaschi impazziti, sanguinanti, seminudi, inebetiti, incuranti della pioggia che li fragellava: fuggivano ma dove? dove poteva essere la salvezza? e che cosa era avvenuto? quale mostruosa catastrofe”.

Quella notte era il 28 settembre di cento anni fa quando la furia di un temporale liberò due fulmini che andarono ad abbattersi sul forte polveriera sulla collina di Falconara, sopra l’abitato di San Terenzo, facendola esplodere con le sue 1.500 tonnellate di munizioni. Ecco che cosa era accaduto. Un’esplosione che provocò centinaia di morti e di feriti e devastò un intero paese.

Le tre frasi raccontano, con ben più efficacia delle immagini, gli immediati minuti di quella apocalisse, tratte dal testo di Giannetto Bongiovanni letto dall’attore Roberto Alinghieri che ha fatto rivivere l’emozione del ricordo con profonda efficacia, prima che iniziassero i saluti del sindaco di Lerici Leonardo Paoletti e gli interventi di questo Centenario che è stato vissuto con straordinaria intensità da tutta la comunità. Alla quale è venuto lo stesso Capo del Dipartimento della Protezione Civile nazionale Fabrizio Curcio a portare la sua partecipazione. Anche perché, ha detto Paoletti, si può dire che in quella tragedia nacque il primo nucleo di quella che sarebbe diventata ora e che il mondo ci invidia.

La mattinata si era aperta con la messa in piazza, sotto il castello, celebrata dal vescovo diocesano Luigi Ernesto Palletti, è stata accompagnata dalle note della Fanfara di Presidio del Comando Marittimo Nord e si è conclusa con l’inaugurazione dell’opera dell’artista Antonio De Paoli sulla passeggiata del lungomare a perenne ricordo.

E in prima fila se ne stava l’ammiraglio Luigi Romani, cittadino emerito di Lerici, che, pensate, è l’unico vivente, con i suoi cento anni ben portati, tra i sopravvissuti di quella catastrofe, avvenuta pochi mesi dopo la sua nascita, nel 1922.

Nelle foto dall’alto al basso l’ammiraglio Luigi Romani, la celebrazione della messa del vescovo Luigi Ernesto Paoletti in piazza sotto il castello, Fabrizio Curcio Capo Dipartimento della Protezione Civile Nazionale con il sindaco di Lerici Leonardo Paoletti

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