Vince al momento la confusione sul “dual use”, civile e militare, della Pontremolese

LA SPEZIA – La diga di Genova sì, il raddoppio della linea ferroviaria Pontremolese no.

L’inclusione della prima e l’esclusione della seconda tra le ancora fumose, più che ipotetiche (al momento) infrastrutture strategiche “dual use” (“a duplice uso”) utilizzabili sia per scopi civili che per scopi militari, un primo obiettivo, meno che mai auspicato, l’hanno centrato: la confusione.

Confusione e incertezza che hanno innescato palleggi e rincorse nel tentativo di chiarire i rispettivi punti di vista (con le immancabili polemiche) rimasti però al momento in ordine sparso.

Sono ovviamente poi entrate in ballo, in un’Italia e in un’Europa ad altissimo abnorme tasso burocratico, le competenze, in questo caso tra ministero delle Infrastrutture e ministero della Difesa.

L’interpretazione del Vice ministro Edoardo Rixi, affidata a un ampio servizio pubblicato questa mattina sui giornali del Gruppo Secolo XIX di Genova, è che una settimana fa la Nato, su pressione degli Stati Uniti, ha fissato per tutti i Paesi membri al 2035 un obbligo di spesa del 5% del Prodotto interno lordo in investimenti per la Difesa. Questo 5% è suddiviso in un 3,5% in spese militari propriamente dette, mentre il restante 1,5% dovrà essere impiegato per un’attività più ampia di protezione delle infrastrutture critiche, di difesa delle reti digitali e consolidamento della base industriale della difesa.

“Quindi – dice Rixi – bisogna comprendere se in questo 1,5% possono entrare dei finanziamenti per infrastrutture che abbiano appunto anche una valenza sia civile che strategica sotto il profilo militare. Questo potrebbe valere per il Ponte sullo Stretto, la Pontremolese o la Torino-Lione“.

Quanto all’emendamento al dl Infrastrutture approvato dalle commissioni Ambiente e Trasporti alla Camera che agevola gli investimenti sulle infrastrutture militari, Rixi dice che in quel caso si fa riferimento a opere che rientrano nella competenza del ministero della Difesa, non opere del ministero delle Infrastrutture e Trasporti con possibili finalità dual use. Parliamo quindi di arsenali o strutture simili, che in sostanza hanno bisogno, qualora fosse necessario, di procedure rapide per essere realizzate”.

Come si è letto, Rixi ha citato la Pontremolese per la quale la senatrice Stefania Pucciarelli aveva fatto l’endorsement una ventina di giorni fa proprio nella prospettiva di un rientro in un alveo militare dell’opera che, peraltro, era stata pensata in allora appunto per collegare l’Arsenale della Spezia con la piazzaforte di Piacenza in un’ottica di guerra per liberare il Veneto dagli austriaci.

E’ un ritorno alle origini? Perché no per un progetto che, riconosciuto strategico per il Paese, mira a realizzare una linea  a doppio binario continua tra Parma e La Spezia, e non solo a migliorare così i collegamenti tra la pianura Padana, le regioni Toscana, Liguria ed Emilia Romagna e i Porti della Spezia, di Marina di Carrara e anche di Livorno, ma anche a colmare un vuoto rischioso nella rete dei collegamenti longitudinali nord-sud.  

Enzo Millepiedi

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