LA SPEZIA – Intervista a Sergio Landolfi, Presidente dei Doganalisti del Porto della Spezia, sul valore strategico della linea ferroviaria Pontremolese e sul contributo della professione doganale allo sviluppo della Blue Economy.
di Enzo Millepiedi
Presidente Landolfi, perché il completamento della Pontremolese è strategico non solo per il Porto della Spezia ma per l’intero sistema logistico nazionale?
“Che la Pontremolese sia strategica per il Porto della Spezia, e non solo per il porto, è del tutto evidente ma dovrebbe essere evidente che è anche e soprattutto strategica per la logistica nazionale: il suo potenziamento collegherebbe meglio il Tirreno, la Pianura Padana e i corridoi europei, rendendo il trasporto merci nazionale più efficiente e affidabile. Il Porto della Spezia, con la sua forte vocazione ferroviaria, potrebbe inoltre e così trasferire più merci dalla strada alla rotaia, riducendo tempi, costi e impatto ambientale”.
Dall’analisi alla prospettiva però il passo continua a restare fermo al limite?
“Comunque non si scappa: è necessario che l’opera venga sostenuta da una programmazione chiara, da risorse certe e da tempi verificabili. Su questa vicenda l’intera classe politica, al di là degli schieramenti e dei diversi livelli istituzionali, è chiamata a un’assunzione di responsabilità: dopo decenni di annunci e rinvii, è mancata soprattutto la capacità di trasformare un obiettivo condiviso in decisioni concrete e cantieri”.
Quale è il problema, attualizzato?
“Ora occorre superare questa distanza tra intenzioni e risultati, attraverso un impegno coordinato tra istituzioni, gestori delle infrastrutture, porti e categorie economiche. Il Paese ha bisogno di una direttrice moderna, capace di accompagnare la crescita dei traffici e valorizzare le potenzialità dei territori attraversati”.
La Pontremolese ha una incontestabile valenza per lo sviluppo della Blue Economy nella quale quale ruolo possono svolgere i doganalisti?
“Nella Blue Economy il doganalista raccorda normativa unionale, fiscalità e logistica, aiutando gli operatori a gestire processi complessi in modo rapido e sicuro”.
Nella pratica?
“Assistiamo le imprese nell’import-export, nella nautica da diporto, nel refitting e nei regimi per trasformazione, riparazione e riciclo navale, trasformando la complessità normativa in soluzioni efficienti e sicure”.
E dal punto di vista della strategia di crescita di questi settori?
“Il professionista doganale può inoltre contribuire alla piena valorizzazione delle Zone Logistiche Semplificate e delle Zone Franche Doganali, strumenti in grado di attrarre investimenti, favorire nuovi insediamenti produttivi e rafforzare l’integrazione tra porto e territorio. Allo stesso modo, soluzioni come lo Smart Terminal, lo sdoganamento anticipato e le procedure digitali possono ridurre i tempi operativi e rendere i nodi logistici italiani più competitivi”.
E qui entriamo nel terreno delle opportunità…
“che per coglierle pienamente bisogna rafforzare il dialogo tra amministrazioni, autorità portuali, imprese e professionisti. I doganalisti sono pronti a mettere a disposizione competenze, esperienza e strumenti informatici per accompagnare l’innovazione, semplificare i processi nel rispetto delle regole e contribuire a una Blue Economy sempre più solida, sostenibile e aperta ai mercati internazionali.”





