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Emergency acquista una nave per soccorrere chi rischia la vita attraversando “una delle rotte migratorie più pericolose”

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Reggio Emilia – “Soccorrere vite in mare è un dovere al pari dell’impegno per salvare le vittime da guerra e povertà”.

E’ con queste parole, durante il suo Festival a Reggio Emilia, che Emergency ha annunciato l’acquisto di una nave per soccorrere chi rischia la vita attraversando una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Dal 2014 a oggi, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sono oltre 19.000 le persone migranti morte o disperse nel mar Mediterraneo. Sono state più di 1.100 solo nel 2022 in assenza di un’operazione di salvataggio coordinata a livello europeo.

La nave si chiama “Life Support” ed è attraccata al porto di Genova per lavori di cantieristica ma nei prossimi mesi inizierà le proprie attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale.

“A un anno dalla perdita di Gino, siamo pronti a dare vita a questo nuovo progetto. Lo facciamo, innanzitutto, perché è quello che facciamo da sempre: curare chi ne ha bisogno, chi è nel posto sbagliato, non per sua scelta – ha spiegato Pietro Parrino, direttore del Field Operations Department – La ‘Life Support’ realizza un progetto a lungo voluto e pensato insieme a Gino per supportare chi soffre e rappresentare chi ritiene non si possa stare a guardare. Un progetto che racconta l’impegno di EMERGENCY, del suo fondatore e di tutti quelli che ci hanno sempre supportato. Sulle murate abbiamo dipinto le parole di Gino: ‘I diritti devono essere di tutti, sennò chiamateli privilegi’. Ci sembra il modo migliore per continuare a rappresentare un pensiero, diventato bene comune, di un’associazione che pensa si debba fare quello che è giusto fare, senza chiedersi se è possibile ma semplicemente cominciando a farlo. L’attività di ricerca e salvataggio in mare da parte delle ONG è un argomento spesso divisivo ma salvare vite non può essere divisivo, mai. Questo è il nostro punto di partenza, anche questa volta.”

La “Life Support” è un offshore vessel: ha una lunghezza di 51,3 metri, una larghezza di 12 metri e pesa 1.346 tonnellate. La nave può arrivare ad accogliere fino a 175 persone, oltre al personale di bordo. Lo staff di Emergency è composto dal coordinatore della missione SAR, un medico, infermieri, mediatori, soccorritori e un logista cui si aggiungono le 10 persone che compongono l’equipaggio della nave. Le selezioni sono ancora in corso.
La nave è suddivisa in sezioni: due aree di lavoro, l’area equipaggio e l’area accoglienza. Nella prima area Emergency ha posizionato mezzi adibiti al soccorso, ha adeguato le dotazioni di emergenza per il servizio di salvataggio e rimosso le dotazioni in uso non necessarie alle attività SAR per ricavarne dei magazzini. La seconda area è stata progettata da zero da EMERGENCY come area di ricovero e accoglienza per le persone soccorse: un ponte di circa 250 metri quadrati completamente coperto, il main deck, dove sono stati allestiti un ambulatorio medico, i servizi igienici, i posti letto e le sedute.

Dal main deck si ha accesso al boat deck, cioè la zona di accoglienza all’aperto estesa circa 90 metri quadrati e dotata di panche riparate da un telo ombreggiante. Si tratta dell’area dove le persone soccorse verranno imbarcate dopo essere state salvate. Una zona importante per il personale sanitario perché permetterà di valutare lo stato delle persone con lo stesso principio seguito all’interno degli ospedali: il triage. Sulla base dell’esito del triage, alle persone verrà assegnato un codice a seconda del quale verranno accompagnate in ambulatorio, sul ponte main deck, in osservazione, sulle panche vicine o nella zona di accoglienza aperta.

Fonte: Seareporter

 

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