Infrastrutture con cemento in scadenza Dove trovare i soldi per ricostruire?

Lugano – 839’000 chilometri di strade e autostrade sono stati costruiti tra gli anni ‘50 e ‘70 e l’80% risale al secondo dopoguerra.

E ancora: la rete di ANAS comprende oltre 14’600 opere tra ponti e viadotti. Circa la metà è costituita da strutture con impalcati a graticcio, la maggior parte delle quali è stata realizzata tra il 1955 e il 1980. La metà delle infrastrutture di Autostrade per l’Italia è nata prima del 1970. RFI gestisce 19’000 tra ponti e sottopassi, il 65% dei quali costruiti prima del ’70.

Per quanti anni potranno reggere? È questo l’interrogativo emerso durante il confronto svoltosi in “Un mare di Svizzera 9”, a Lugano. I dati scaturiti da una relazione di Cinzia Pidatella, Direttore Tecnico ITS Controlli Tecnici, in effetti non catalizzano solo l’interesse dei tecnici, ma anche di tutti gli utenti della rete.

Il calcestruzzo usato nelle costruzioni ha una vita utile limitata che può variare molto ma ponti e gallerie costruiti più di 50 anni fa, anche se con tecniche valide e materiali a norma, possono presentare livelli di prestazione “non più ottimali”.

Un problema che riguarda non solo l’Italia ma tutta la rete infrastrutturale europea, base per il funzionamento, l’efficienza e la competitività della logistica dell’intero continente.

Di qui un secondo interrogativo: dove trovare le risorse e come rendere questi investimenti compatibili con gli interessi di soggetti privati, come gli enti di previdenza sociale? E di risorse ne sono necessarie molte se – come emerso dal Forum – la sola Svizzera per ricostruire la sua rete di trasporti dovrebbe spendere oltre 250 miliardi di franchi.

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