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La situazione delle autostrade sta allarmando gli industriali di Savona: stiamo perdendo competitività per ritardi nelle consegne, carenza di credibilità e costi aggiuntivi

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Tempo di lettura: 4 minuti

Savona – Gli imprenditori di Savona sono sempre più allarmati per la situazione delle infrastrutture e in particolare per la condizione delle autostrade del territorio: altro che ripresa, dicono, qui c’è un problema di perdita di competitività e anche di sopravvivenza.

Il presidente dell’Unione industriali di Savona Angelo Berlangieri ha ribadito questa mattina in conferenza che “da tempo ripetiamo che stiamo giocando con il futuro delle aziende. Questo significa il presente e il domani per migliaia di famiglie. Ritardi nelle consegne, carenza di credibilità, costi aggiuntivi e incertezze costanti segnano la quotidianità delle nostre imprese. Lo abbiamo ripetuto al presidente di Regione Liguria, Giovanni Toti, e lo gridiamo al nostro territorio: così non reggiamo più”.

“Duplice, rilevante difficoltà per chi fa impresa in Valbormida – ha precisato Luca Bollettino di Verallia Italia spa –. L’approvvigionamento delle materie prima quando arrivano via nave costituisce un enorme problema perché scontiamo i pesanti disagi di A10 e A6. Ulteriore criticità, in tema di prodotto finito, con la rassegnazione di chi deve raggiungere l’entroterra savonese, ormai, abituato a fare il giro da nord con allungamento significativo dei tempi. Non meno rilevante, poi, il fatto che diventa sempre più difficoltoso reperire risorse umane qualificate, intimorite a salire in valle”.

Secondo Paolo Cornetto di Vado Gateway “la situazione delle autostrade, con particolare riferimento ad A10 e A26, è diventata insostenibile. Oltre alla sicurezza di chi vive e si sposta sta impattando in modo pesante l’operatività dei porti di Savona, Vado Ligure e dell’autotrasporto. Complicatissimo, se non impossibile, compiere una programmazione operativa. Invece di crescere servendo dai nostri porti i traffici del Centro Europa, il rischio vero è che le nostre merci prendano la strada dei porti nordeuropei. Necessario intervenire subito rivedendo il piano di manutenzioni delle due autostrade in modo che sia compatibile e rispettoso delle esigenze di chi fa impresa”.

Alberto Formento della Formento Filippo Carlo ha denunciato che “la situazione delle autostrade liguri sta tenendo in ostaggio le aziende che ogni giorno devono far raggiungere ai propri operai i cantieri attivi nonché approvvigionarli di materiali e attrezzature. Ritardi incalcolabili che vanno a ricadere sulla gestione economica della commessa stravolgendo i cronoprogrammi con un aumento dei costi non più supportabile. In un momento importante per le aziende edili, dove finalmente si intravedono segnali positivi e di ripresa del settore, la situazione autostradale sta diventando un forte freno. Non è pensabile che su otto ore lavorative, se ne passino più della metà in coda. Altrettanto inaccettabile che le squadre di lavoro partano alle quattro di mattina per rientrare a tarda notte. Strumento per la categoria potrebbe essere quello di rideterminare transitoriamente il valore delle “spese generali” previsto dal prezzario regionale delle opere edili, il cui valore attuale non consente di assorbire situazioni come questa. Almeno sino alla fine dell’emergenza autostrade”.

Agata Gualco (Adr La Sassellese), presidente del Gruppo Giovani Industriali, ha riferito: “La nostra quotidianità è quella di una lotta giornaliera con ritardi, tanto legato all’arrivo delle materie prima quanto alla partenza della merce. Tutto si traduce in pagamento di penali rispetto ai contratti sottoscritti con i clienti. Per chi, come noi, opera nella zona del Sassellese, poi, la situazione si fa drammatica per l’interruzione della strada 34 per Acqui su cui non ci sono previsioni di cantieri. L’alternativa diventa così la martoriata A10 con la percorrenza del tratto Albisola – Sassello già al centro di pesanti danni alluvionali. Indispensabile, almeno, conoscere le tempistiche di chi deve garantire la fruibilità delle nostre strade”.

“Sentiamo stime di interventi autostradali prolungati per altri cinque anni ma la nostra azienda una simile proiezione non riuscirebbe a reggerla – ha avvertito Mattia Noberasco della Noberasco – con l’inevitabile ricerca di soluzione alternative, almeno per la gestione delle merci. Un autista che, fino a qualche tempo fa, faceva quattro viaggi giornalieri, oggi, ne compie due. Tutto questo si riversa su produttività, competitività e affidabilità. Pretendiamo, almeno, la conoscenza di tempi certi riguardo cantieri che stanno provocando disagi incalcolabili”.

Flavio Raimondo, ad di EcoSavona e vicepresidente di Confindustria Ambiente, ha puntualizzato: “Un’emergenza ormai strutturale. Ripercussioni concrete segnano l’economia locale. I trasportatori rinunciano alle tratte liguri per i tempi di percorrenza impossibili, con continue chiusure e perché risulta un terno al lotto viaggiare su tratte non più definibili autostrade. I cittadini del ponente sono tecnicamente isolati. Una situazione talmente surreale che non può essere risolta dicendo pedaggio zero, cosa peraltro che non succede. Va risolta con azioni concrete senza più promesse scadute. Serve un tavolo di confronto che prenda decisioni misurabili senza se e senza ma, con un pivot che segua quanto deciso”.

“Siamo costruttori e installatori di macchinari per l’industria vetraria e occupiamo 60 persone – ha ricordato Caterina Sambin di Ergon Meccanica –. Quotidianamente, movimentiamo persone e macchinari verso destinazioni continentali ed extra. Nei confronti dei nostri clienti, le vetrerie, siamo soggetti al rispetto tassativo degli orari degli interventi. Il collasso della situazione viaria, della A10 e della A6, ha comportato un notevole aggravio di costi e conseguenti rischi di perdita competitiva. L’incertezza dei tempi ci costringe a viaggiare con ore di anticipo, tempo ovviamente remunerato, ma improduttivo. Altra pesante conseguenza è la perdita di valore immobiliare dei nostri siti industriali, parte del patrimonio aziendale. La perdita di attrattività dei nostri territori compromette seriamente la possibilità di creare partnership indispensabili per lo sviluppo: chi viene ad investire in una zona in cui non sono soddisfatti neppure i requisiti minimi di vivibilità e mobilità?”

Carlo Scrivano, direttore Unione Albergatori Savona, ha sottolineato il fatto che “iIn chiave turistica, il successo di una destinazione è data dalla facilità o meno con cui la stessa può essere raggiunta. Quel tempo, oggi, viene stimato entro le due ore. Il savonese e la Liguria più in generale – avverte Sambin – stanno perdendo il proprio bacino più storico, quello di prossimità. Non poter più contare in modo massiccio e convinto sul mercato piemontese o lombardo, frenato dalle paure di code interminabili tanto in andata quanto in ritorno, segna un drammatico punto interrogativo sulla sopravvivenza delle nostre strutture”.

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